Kamikaze nel caffè dei turisti Marrakesh colpita al cuore

Ieri poco prima di mezzogiorno un’esplosione ha devastato l’Argana, il celebre caffè panoramico a tre piani sulla spianata della Djemaa el Fna nel centro di Marrakesh, un luogo dove quasi chiunque passi dalla «città  rossa» si ferma per un tè alla menta o uno spuntino. E tra i 17 morti dodici sono infatti stranieri: 7 francesi e poi svizzeri, russi, olandesi, tunisini, nessun italiano. «Ho sentito un’esplosione fortissima, mi hanno detto che era esplosa una bombola del gas, ma poi il ministero degli Interni ha annunciato che è stato un attentato» — ci dice un’italiana che vive vicino alla piazza. «Ora sono appena tornata dalla Djemaa, l’Argana è distrutto, la zona transennata ma non c’è nemmeno molta polizia. Questo posto è sempre stato tranquillo e mantiene anche ora una sua compostezza» . La dinamica precisa non è ancora chiara: un testimone ha parlato di un uomo che sulla terrazza ha ordinato una bibita, poi si è fatto esplodere. Un altro dice di aver visto qualcuno lasciare una borsa e scappare. Le esplosioni forse sono state tre, consecutive. Ma poco importa, in fondo, una volta accertato che si tratta di «un atto terrorista» , come ha detto il governo. Dal 20 febbraio il Marocco, Marrakesh compresa, era stato teatro di manifestazioni (quasi sempre pacifiche) per la democrazia e contro la corruzione del makhzèn, la corte reale che si spartisce con il sovrano Mohammed VI il potere politico e gran parte delle ricchezze del Paese. E «M6» , come in Marocco la gente chiama il re che è anche il capo religioso perché «discendente diretto di Maometto» , il 9 marzo aveva promesso riforme importanti. Governo eletto e non di nomina reale, com’è ora anche il primo ministro, i cui poteri saranno «effettivi» e sarà  scelto nel partito di maggioranza; magistratura indipendente; decentralizzazione amministrativa; maggiori libertà  individuali. Ovvero, «una riforma globale» della Costituzione affidata a una commissione e oggetto di referendum tra giugno e settembre. Il tentativo di continuare sulla via marocchina del «cambiamento nella continuità » , che già  aveva visto svolte importanti come la legge di famiglia e lo status della donna, non ha del tutto convinto il Paese. Nelle scorse settimane decine di migliaia di persone erano tornate più volte in piazza chiedendo garanzie sulle riforme promesse, che comunque non bastano; i movimenti laici d’opposizione hanno boicottato la commissione costituente. Ma anche nel makhzèn c’è fermento, dicono alcuni analisti: gli interessi in gioco sono enormi. La pista prioritaria, comunque, è il terrorismo islamico: dai 45 morti di Casablanca nel 2003 non colpiva così tragicamente il Marocco, ma nonostante le centinaia di arresti non è mai stato annientato. Mentre il mondo, a partire dal presidente francese Sarkozy, condannava l’attacco, ieri M6 ha promesso, anzi ordinato, «un’inchiesta rapida e trasparente» .


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