La sfida di Bossi a Berlusconi “In Libia voglio la guerra a tempo”

MILANO – Una mozione-affondo. Per stanare il «traditore» Berlusconi e lasciare in mano al governo il cerino acceso della partita Libia. Con un punto interrogativo: «Se non cambiano posizione può succedere di tutto». Umberto Bossi mette in campo il tatticismo dei momenti difficili e ributta la palla dall’altra parte del campo. «Abbiamo presentato una mozione, chiediamo al governo – tra le altre cose – che venga fissato un termine per la fine delle ostilità », annuncia il ministro per le riforme alla festa dei giovani padani di Milano. «Il contenuto del documento lo leggerete domani (oggi, ndr) sulla Padania». Proprio in qui minuti in una telefonata ad una manifestazione del Pdl il premier Berlusconi usa toni completamente diversi: dice che la maggioranza sta «superando» le difficoltà  sulla Libia e «la coalizione di centrodestra non corre rischi». Sotto il tendone montato davanti al Castello sforzesco, con accanto il sindaco Letizia Moratti (vanno in scena le prove di nozze-bis tra Carroccio e la candidata del Pdl), Bossi ammonisce il sindaco: «Letizia se hai le idee adesso non ci sono scuse. Ci sono i soldi e potrai realizzarle». Quindi annuncia la mossa che, nei piani della Lega, dovrebbe portare a una «soluzione»: quale, non è ancora dato sapere. «Noi siamo contro la guerra, porta problemi e costa tanto – ribadisce – . Di missili intelligenti non ne conosco, probabilmente non esistono. Cadono tutti a terra e fanno male». Il segretario federale torna sullo scacco che, a suo parere, Sarkozy ha rifilato a Berlusconi: «Gli è saltato addosso e lo ha costretto a fare la guerra «. Ma il nostro capo del governo «non ha mantenuto gli accordi. Perché il consiglio dei ministri aveva votato no all’intervento militare in Libia». E questo ha fatto imbestialire il senatur. «Ieri Castelli mi ha detto: se si va in guerra lascio la politica. Gli ho detto no, non puoi abbandonare la nave adesso che inizia la partita». Saranno anche un uomo e un partito di pace, Bossi e la Lega – come ha scritto ieri la Padania – , ma quando c’è da difendere le proprie posizioni, e suonarle a chi ci passa sopra, non vanno tanto per il sottile. Né uno né l’altra. Se poi questo serve anche solo per negoziare la tregua e passare all’incasso, tanto meglio. «Nessuna marcia indietro – ha detto Bossi – se Silvio non cambia posizione sulla Libia allora può capitare di tutto». Se fa sul serio oppure no lo scopriremo solo nelle prossime ore: entro e non oltre martedì quando alla Camera si voterà  sulla missione italiana in Libia. Intanto i vertici della Lega tengono in allarme il premier e il governo. Il ministro Calderoli va giù duro: «Non vedo vie d’uscita e si rischia di chiudere la stalla quando i buoi sono già  scappati». «Partito il primo raid – continua il leghista – è tutto molto più difficile». Quanto all’ipotesi di una crisi di governo, per Calderoli «i giornalisti ne parlano da tre anni, e io mi limito a dire che abbiamo fatto bingo, con l’immigrazione che crescerà  ancora, anche perché stiamo parlando di una guerra civile in cui ogni tribù cercherà  di prevalere sulle altre e una parte della popolazione cercherà  sicuramente rifugio da noi. Per non parlare dell’incremento delle spese e, di conseguenza, delle tasse. Cosa si può fare di più, o di peggio?». Ma Bossi a un militante che gli chiede di mandare a casa Berlusconi risponde in dialetto: «Va pià n». Infine, l’annuncio che la Lega si tiene la mani libere nel voto sulla missione. «La politica estera è una cosa, la missione in Libia un’altra, così come non fa parte del programma elettorale. Non ci sentiamo legati al programma su questo». «Nel momento in cui un premier decide, in maniera assolutamente autonoma, qualcosa di diverso da quanto concordato in Cdm, credo che spetti a lui farsi carico di un problema che lui ha creato e spetta a lui trovare una via d’uscita», ha infine dichiarato il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi.


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