Le rotte degli schiavi che portano all’Italia

ROMA – L’allarme lo lancia Francesco Rutelli, leader Api: «Stiamo guardando ai barconi, ma sottovalutiamo il problema dei problemi». Gli sbarchi sono soprattutto «un business che per le organizzazioni criminali è secondo solo a quello della droga», spiega l’ex presidente del Copasir, annunciando una mozione del Nuovo Polo al Senato. «Il governo deve essere disponibile ad assumere la leadership di un’operazione umanitaria su vasta scala» e deve impegnarsi «per ottenere l’attivazione di una operazione di polizia internazionale», spiega. Su questo sì, l’Europa ci potrebbe appoggiare, assicura Rutelli che cita una relazione del Copasir del 2009, ancora inedita. Secondo la quale sono circa un milione gli esseri umani «trafficati» ogni anno nel mondo, 500 mila solo in Europa. E 12 milioni e 300 mila le persone sottoposte a sfruttamento lavorativo e sessuale. L’80% è costituito da donne e ragazze, in più del 50% dei casi minorenni. Ecco la relazione, assieme ad alcune cifre sugli sviluppi recenti della crisi che rendono ormai superata e inattendibile ogni analisi e previsione. Basti pensare che il prezzo medio di un «biglietto» per Lampedusa, arrivato già  a 1.200-1.400 euro a persona, si è impennato fino a circa 4.000 euro in queste settimane, periodo in cui si stima che i trafficanti abbiano guadagnato circa 26 milioni di euro. A fronte di uno stipendio medio dei poliziotti tunisini di circa 600. Secondo la Croce Rossa internazionale il conflitto libico ha spostato al confine con la Tunisia almeno 700 mila persone. E il governo Gheddafi ha liberato circa 15 mila profughi ristretti nei campi libici.

Le rotte
Sono ben definite e tutte portano in Italia. I migranti partono dall’Egitto su tre direttrici: due nel deserto verso la Libia e una, quella proveniente da Sri Lanka, Bangladesh e Corno d’Africa, via mare. Dalla Libia, ancor prima del conflitto, i clandestini dell’Africa subsahariana, risaliti nel deserto a bordo di camion, partivano da 5 aree tutte nella Tripolitania. Il Marocco è un Paese di transito dei flussi dell’Africa centrale e nord-occidentale diretti in Europa, Italia inclusa. Dall’Algeria molti sono sbarcati direttamente in Sardegna. Mentre la Tunisia, ancor prima della crisi politica, è sempre stata tappa intermedia per immigrati provenienti da Niger, Ciad, Ghana, Liberia, Mali, Sierra Leone, dall’Algeria, dal Marocco, dall’Iraq, dalla Palestina e dallo Sri Lanka. Ma anche Malta da luogo di transito ora si fa luogo di smistamento.

Le indagini
La media delle persone denunciate in Italia per riduzione in schiavitù negli ultimi anni si è tenuta costantemente sopra i mille l’anno. Nel 2007, 645 sono state le denunce per sfruttamento della prostituzione minorile, 108 per acquisto di schiavi, 278 per tratta di persone. Nel 2008 sono state 2.183 le persone denunciate per traffico di migranti, 361 per riduzione in schiavitù, 13 per acquisto di schiavi, 326 per prostituzione minorile, 97 per tratta.

Emergenza e business
La popolazione africana è destinata a crescere del 38% nel prossimo decennio (da 922 milioni a 1,27 miliardi), mentre l’Europa perderà  10 milioni di persone. Il reddito annuo pro capite in Tunisia è di circa 7.000 euro, in Marocco di 4.000, in Egitto di 5.000, in Costa d’Avorio di 1.700. In Italia di 31.000, in Francia e Spagna di 33.000, in Germania di 34.000.

Secondo il National Intelligence Council il traffico di esseri umani fa entrare nelle casse della criminalità  tra i 7 e i 13 miliardi di dollari.


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