Libia: Colle appoggia raid, ‘Un naturale sviluppo’

Sì ad “azioni aeree mirate” italiane in Libia: la svolta del governo sulla crisi libica è arrivata ieri sera al termine di una telefonata del premier Silvio Berlusconi col presidente americano Barack Obama, che ha espresso “grande apprezzamento” per la decisione italiana. Il capo dello Stato Napolitano sostiene la decisione: ‘Nuovo impegno sviluppa quelli presi’. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura: “Non saranno bombardamenti indiscriminati, ma missioni su obiettivi specifici, per evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile”. Il governo informerà  il Parlamento sulla questione, ma la Lega insorge: “non avranno il mio voto” tuona il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Oggi a Napoli conferenza stampa del vice comandante dell’operazione Nato in Libia, il contrammiraglio Russel Harding.

NAPOLITANO, NUOVO IMPEGNO SVILUPPA QUELLI PRESI
– “L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia annunciato ieri sera dal presidente del Consiglio Berlusconi costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà  marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sostenendo con queste parole la decisione dell’Italia di partecipare a bombardamenti in territorio libico. Napolitano ha fatto riferimento al “piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato”.

Napolitano lo ha detto prendendo la parola all’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche Partigiane e d’Arma. “I drammatici eventi che accadono intorno a noi e le profonde ripercussioni che hanno sul nostro stesso Paese e presumibilmente ancor più avranno sul suo futuro – ha detto – ci inducono a guardare al 25 aprile 1945 in una prospettiva più ampia ed attuale. Siamo dinanzi a un nuovo prorompere delle istanze di libertà  e di giustizia in regioni a noi vicine e comunque importanti per le sorti della comunità  internazionale, dall’Africa al Medio Oriente. Sono improvvisamente insorti e tendono a svilupparsi moti di ribellione contro regimi oppressivi e dittature personali, con il loro contorno di privilegi e corruzione. Si rivendica in sostanza, anche sfidando sanguinose repressioni, il rispetto di quei diritti che le Nazioni Unite sancirono come universali nella solenne Dichiarazione del 1948 e che anche nel mondo diviso in blocchi si riuscì a riaffermare nell’Atto di Helsinki del 1975, destinato a divenire una delle leve essenziali per l’esplodere delle rivoluzioni democratiche nei paesi dell’Europa centro-orientale”.

DOMANI FRATTINI E LA RUSSA RIFERISCONO A CAMERE – Domani, alle 14, i ministri degli Esteri e della Difesa Franco Frattini e Ignazio La Russa riferiranno, a quanto si apprende, alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato in seduta congiunta sulla scelta del governo di dare il via ai raid aerei in Libia.

CALDEROLI, NO BOMBARDAMENTI,NE PARLEREMO IN CDM – ”La Lega Nord e’ contraria alla guerra, e soprattutto a quelle che coinvolgono dei poveretti, che poi inevitabilmente si riverseranno nel nostro Paese”. Lo dice il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli. ”Avevamo chiesto di aiutarli a casa loro -aggiunge – , ma gli aiuti ad una popolazione oppressa non si danno con bombe o missili, a torto, definiti intelligenti, che non distinguono tra buoni e cattivi. La Lega Nord non condivide la nuova evoluzione della nostra partecipazione alla missione libica, che portera’ a nuovi rilevanti oneri e, conseguentemente, ad un aumento delle tasse o delle accise sulla benzina, rincari che andranno a colpire i tanti cittadini che non condividono questa guerra. La gente ha altri problemi: i Paesi che vogliono le guerre se le facciano da soli”. ”Questa e’ la posizione che porteremo con Umberto Bossi al prossimo Consiglio dei Ministri”, conclude.

BERLUSCONI, CON BOSSI TUTTO A POSTO– ”Tutto a posto, tutto a posto”. Risponde cosi’ il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una passeggiata vicino palazzo Grazioli, a chi gli chiede se ci siano dei problemi con la Lega Nord in merito alla decisione di procedere con bombardamenti mirati in Libia, iniziativa che vede il Carroccio contrario.

MOSCA, NO A NUOVE RISOLUZIONI ONU PER USO FORZA – La Russia non sosterrà  nuove risoluzioni delle Nazioni Unite che prevedano un ricorso alla forza contro la Libia: lo ha reso noto oggi il ministro degli Esteri Serghei Lavrov secondo il quale il Cremlino si opporrà  a qualunque decisione che conduca “ad un’escalation della guerra civile e preveda ricorso alla forza”. D’altra parte, ha aggiunto Lavrov citrato dall’agenzia Ria Novesti, se una risoluzione Onu prevedesse “la fine immediata delle violenzé e un appello alle parti in conflitto per riunirsi al tavolo dei negoziati, la Russia la sosterrebbe pienamente”.

EMERGENCY ALL’ONU, GARANTIRE CORRIDOIO UMANITARIO
– Emergency, che oggi è stata costretta a lasciato la Libia a seguito dei bombardamenti a Misurata dove operava con la propria equipe medica, chiede all’Onu “di negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile”. “Le bombe – afferma l’organizzazione – non sono uno strumento per proteggere i civili: infatti non sono servite a proteggere la popolazione di Misurata. La città  di Misurata, assediata e bombardata da oltre due mesi, nelle ultime 24 ore ha vissuto sotto pesantissimi attacchi che hanno raso al suolo quartieri densamente popolati, anche per l’impiego di missili balistici a medio raggio”. “Ancora una volta – continua Emergency – a farne le spese è la popolazione civile. Tra sabato e domenica, sono arrivati all’ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di Emergency, duecento feriti e oltre sessanta morti. Misurata dimostra ancora una volta la vera faccia della guerra. I civili e il personale umanitario sono privi di qualunque protezione”. Ecco perché è necessario un corridoio umanitario. Infine, Emergency critica il governo italiano che “continua a delinquere contro la Costituzione e sceglie la data del 25 aprile per precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza”.


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