Moody’s pronta a tagliare il rating della Fiat

TORINO – Moody’s minaccia di ridurre il rating a lungo termine della Fiat «a causa della limitata diversificazione geografica del gruppo di Torino» che oggi basa essenzialmente le sue vendite «sulle posizioni di leadership in Italia e in Brasile». Per questo motivo la società  di rating ha deciso di mettere il Lingotto sotto osservazione per un possibile downgrade. Paradossalmente dunque la scelta di Marchionne di bruciare le tappe verso l’acquisizione della Chrysler è diventato un elemento di debolezza agli occhi delle società  di valutazione. Sempre ieri Standard and Poor’s ha invece scelto di non modificare, per il momento, il rating e l’outlook di Fiat anche se, ha aggiunto, «ci si sarebbe aspettati una crescita più lenta in Chrysler». La società  di revisione ammette che comunque «la Fiat ha il cash necessario per effettuare l’operazione». A giustificazione del suo pessimismo, Moody’s non porta solo l’esborso che dovranno sopportare le casse del Lingotto per raggiungere entro giugno il 46 per cento di Detroit. Rende perplessi gli analisti anche il fatto che, a differenza dei concorrenti, Fiat non ha in calendario nei prossimi mesi il lancio di nuovi modelli in grado di farle recuperare le quote di mercato europeo perdute tra il 2010 e oggi. E che quei modelli arriveranno probabilmente solo nel 2012, quando sarà  completa la gamma integrata tra Torino e Detroit. Ma per raggiungere l’integrazione, fanno notare gli analisti di Moody’s, il Lingotto dovrà  effettuare importanti investimenti. In sostanza le società  di valutazione dubitano che la Fiat sia in grado di «digerire» la fusione con Chrysler senza perdere slancio e senza dover ridurre il lancio dei prodotti per far fronte agli oneri finanziari contratti con le banche. In attesa che le società  di rating sciolgano le loro riserve sulle scelte di Torino, Ford mette a segno la miglior performance dal 1998, dimostrando quanto può essere sostenuta la ripresa del mercato auto americano. I risultati del primo trimestre del 2011 registrano un utile netto in crescita del 22 per cento soprattutto grazie alle vendite in Nordamerica e al successo sui mercati mondiali della Fiesta. «E’ stato un grande inizio d’anno», ha commentato il capo della finanza, Lewis Booth. La società  di Detroit ha fatto sapere che su questi risultati «l’impatto della crisi legata al terremoto in Giappone è stato minimo». Se le notizie che arrivano dalla concorrenza non sono molto incoraggianti, quelle che riguardano il braccio di ferro con i sindacati sono anche più preoccupanti per Fiat. Ieri infatti il tribunale di Torino ha nuovamente bocciato il contratto dei metalmeccanici del 2009, non firmato dalla Fiom, dichiarando valido esclusivamente quello unitario del 2008. Finora su 9 sentenze, tutte hanno accolto le tesi della Fiom. Quella di ieri aggiunge che sarebbe «antisindacale» se le aziende bloccassero gli aumenti previsti dal contratto separato tornando alle buste paga del 2008. La sentenza è importante perché smentisce le interpretazioni di Federmeccanica ed è stata emessa dallo stesso giudice che, dal 18 giugno, si dovrà  esprimere sugli accordi separati di Pomigliano e Mirafiori. Verso un accordo separato si andrà  probabilmente anche alla ex Bertone che la prossima settimana farà  il referendum. «Mi auguro – ha detto ieri la leader della Cgil, Susanna Camusso – che alla ex Bertone si voglia cambiare pagina».


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