Napoli porto di guerra

Le portaerei dirette in Libia hanno sostato nel porto partenopeo cariche di bombe, missili e reattori nucleari

Vivere a contatto con un vulcano abitua l’individuo a un fatalismo quotidiano. Ma vivere con lo spettro nucleare a pochi chilometri è cosa ben diversa. Non bastava ai napoletani la presenza del Vesuvio e l’emergenza monnezza a mettere a rischio la loro salute. Ormai da tempo, il pericolo più grande viene dal mare.

Luca Galassi - Peacereporter.net Sergio Segio • 12/4/2011 • Guerre, Armi & Terrorismi • 141 Viste

Si chiamano Uss Florida e Uss Newport News, e sono due sommergibili a propulsione nucleare. Se ne vanno a spasso per il Mediterraneo, e a volte sostano nei porti più popolati d’Italia. A Napoli il Florida è rimasto in baia tra il 3 e il 4 marzo. Il Newport News l’8 marzo. Cosa succederebbe se si verificasse un incidente a bordo di uno di questi mostri marini?

Come si può vedere dalla foto, i sommergibili sono a pochissimi chilometri da una delle coste più densamente popolate del Mediterraneo. Le due unità  navali appartengono l’una alla classe ‘Los Angeles’ (la Newport News), l’altra alla classe Ohio. La Newport News è stata costruita nella prima metà  degli anni ’80, è lunga 110 metri e pesa 6.184 tonnellate. Può imbarcare 110 uomini e – come scrive Antonio Mazzeo su Antimafia 2000 – dispone di un imponente arsenale di morte (siluri Mk48 ADCAP, missili per attacco a terra “Tomahawk” block 3 SLCM con una gittata di 3.100 chilomteri e missili anti-nave “Harpoon”)”. La loro spinta è assicurata da un reattore nucleare ad acqua pressurizzata S6G, dove la S sta per Submarine platform, il 6 per Sixth generation e la G per General Electric, la società  realizzatrice dell’impianto nucleare con una potenza di 165 MegaWatt.
Ancora più imponente l’USS Florida, sottomarino della classe “Ohio”: varato nei primi anni ’80, è lungo 170 metri e pesa 18.750 tonnellate, mentre il reattore nucleare è indicato con il codice S8G PWR (di ottava generazione) con una potenza di 26,1 MW. Il suo carburante è l’uranio arricchito nell’isotopo U235, sostituito di norma ogni 7-8 anni invece dei 18 mesi previsti per i reattori degli impianti “civili” di terra. Nel 2003 il Florida è stato convertito da sommergibile con lanciatori di missili nucleari balistici intercontinentali (SSBN) a piattaforma lanciamissili per l’attacco a terra (SSGN), 22 gruppi di lanciatori con 7 missili ciascuno BGM-109 “Tomahawk” Tlam.

Non è la prima volta che il porto di Napoli ha ospitato un sommergibile SSGN della classe “Ohio”: già  ad agosto del 2009 ci era passata la USS Georgia. “Ma è la prima volta – denuncia Philip Rushton, attivista antimilitarista che scrive per Peacelink – che uno di questi mezzi ha usato Napoli come scalo sulla rotta per la zona di lancio in azione bellica. Il sito Warships: International Fleet Review ha commentato che il Golfo di Napoli è stato utilizzato per un atto di “grandstanding”, ossia come anfiteatro per mettere in mostra i mezzi di terrore che poi vengono scatenati nella guerra. Prima di affondare la sciabola, gli Stati Uniti l’hanno sventolata, mettendo il natante in posa davanti a Vesuvio, e diffondendo le foto in internet tramite i buoni uffici del “mass communications specialist”, l’addetto ufficiale alla pubblicità . Di conseguenza non è sbagliato affermare che ormai Napoli si è convertita in un vero e proprio porto di guerra”.

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