Pressing Usa sul Pakistan

“E’ ben noto che che l’Isi ha una relazione di lunga data con la rete di Haqqani, la quale è impegnata a combattere le forze americane e della Coalizione in Afghanistan”.
Washington, questa volta attraverso le dichiarazioni del capo di stato maggiore delle forze armate Usa, l’ammiraglio Mike Mullen, torna ad accusare i servizi segreti militari pachistani di legami con uno dei principali gruppi della resistenza afgana: quella guidata dal veterano della jihad antisovietica Jalaluddin Haqqani – un altro ‘Frankenstein’ creato negli anni ’80 dalla Cia – e da suo figlio Sirajuddin, che ha le sue radici nella regione pachistana del Nord Waziristan e il suo teatro operativo nelle province afgane orientali.
PeaceReporter ha chiesto un commento a Rahimullah Yusufzay, decano del giornalismo pachistano, grande esperto di talebani e al Qaeda – è stato l’ultimo a intervistare Osama bin Laden prima del 2001.

Sono anni che gli Stati Uniti accusano l’intelligence militare pachistana di fare il doppio gioco – i cablo svelati da WikiLeaks sono molto dettagliati in merito – continuando però a foraggiarla – l’ultimo stanziamento di 2 miliardi di dollari è di sei mesi fa. In pratica gli Usa finanziano indirettamente la guerriglia afgana contro cui combattono: come si spiega questa contraddizione?

Washington sa benissimo, e lo sa da sempre, che i militari pachistani considerano la guerriglia afgana, non solo quella di Haqqani, ma anche quella del Mullah Omar e di Hekmatyar, una risorsa strategica per la propria influenza regionale, tanto più importante in vista del disimpegno militare americano dall’Afghanistan. E sono proprio questi noti legami tra Isi e talebani che costringono gli Stati Uniti a fare affidamento sui generali pachistani perché contengano e contrastino gli insorti. Per convincerli continuano a pagarli miliardi di dollari, ma in cambio vogliono anche vedere dei risultati, e quando non li vedono alzano la voce.

Quindi le accuse dell’ammiraglio Mullen vanno lette semplicemente come ‘pressione diplomatica’ per ottenere da un difficile alleato quello che gli Usa gli chiedono da anni, ovvero un’offensiva militare pachistana in Nord Waziristan?
Negli ultimi sette anni le forze armate pachistane, su pressione americana, hanno lanciato operazioni antiterrorismo in tutte le regioni delle aree tribali pashtun al confine con l’Afghanistan, ma solo contro le roccaforti dei talebani ‘antigovernativi’: il Ttp di Beitullah Mehsud, il Tnsm di Maulana Fazlullah, e altri minori. Mai un attacco contro i gruppi talebani ‘filogovernativi’ della rete di Haqqani, attivi solo in Afghanistan e basati in Nord Waziristan. Questa inazione pachistana ha spinto Washington ad agire da sola in questa regione, lanciando la guerra del droni (225 raid dal 2008, ndr) contro Haqqani e i suoi principali comandanti, come Hafiz Gul Bahadur. Ma viste le crescenti difficoltà  degli Usa in Afghanistan, gli scarsi risultati ottenuti con i droni e la crescente impopolarità  dei questi raid (25 morti anche oggi, molti civili), Washington torna a chiedere a Islamabad un’azione diretta in Nord Waziristan.

E secondo lei quest’azione militare diretta di Islamabad in Nord Waziristan alla fine ci sarà ? Magari in cambio dello stop ai bombardamenti degli impopolari droni Usa?
Penso che sia un esito inevitabile. Inevitabile quanto inutile, perché tutti se l’aspettano, compresi i talebani di Haqqani, che per questo si sono trasferiti da tempo oltreconfine, in Afghanistan.


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