Prevenzione suicidi, i sindacati di polizia penitenziaria: “Nulla si è mosso”

MILANO – A più di un anno dalla divulgazione della circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) che prevedeva la formazione di alcuni agenti penitenziari per prevenire i suicidi in carcere, nulla si è mosso. Lo affermano i sindacati di polizia penitenziaria: “Non è partito nessun progetto – commenta Leo Beneduci, segretario generale dell’Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria (Osaap) -. Ed era stato l’unico tentativo, per quanto comunque insufficiente, di arginare l’emergenza suicidi”.

La finalità  della circolare era quella di avviare la formazione di 4-5 agenti in ciascun istituto, per dotarli delle conoscenze necessarie a valutare l’eventualità  e il grado del rischio che i detenuti possano tentare il suicidio, oltre che a sostenerli nelle situazioni più critiche, quando lo psicologo non può intervenire immediatamente, per esempio nelle ore serali e notturne.
Un’iniziativa resa necessaria dalla scarsità  di risorse destinate al supporto psicologico nelle carceri: “Abbiamo calcolato che nel corso di un anno, dati i fondi disponibili, il numero degli psicologi e quello dei carcerati, ciascun detenuto avrebbe 30 minuti di ascolto” spiega Beneduci.
Una mancanza di mezzi sottolineata anche da Donato Capece, segretario del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe): “Chi fa domanda oggi, viene ascoltato fra quattro mesi, a meno che non sia  già  stato individuato come soggetto a rischio” .

Il problema come sempre sono le risorse: “La circolare è rimasta lettera morta perché mancano le strutture e il personale” spiega Eugenio Sarno, segretario generale della Uil PA Penitenziari. “Le circolari di questo tipo servono a tamponare il malcontento, ma è impossibile metterle in pratica se non sono accompagnate da finanziamenti” aggiunge Capece. Nel 2010 i suicidi di detenuti sono stati 66, nel 2011 se ne contano già  14. (Giulia Genovesi)

 

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