Primo maggio, scontro Renzi-sindacati . “Sui negozi aperti applico la legge”.

FIRENZE – Un tranquillo Primo maggio di scontro tra il sindaco Matteo Renzi e i sindacati. Cgil in testa. Il sindaco «rottamatore» del Pd conferma la scelta di consentire l’apertura dei negozi del centro durante la festa del lavoro. E per settimane va in scena lo scontro: «E’ una provocazione, il Primo maggio fa parte dei nostri valori, è una festa che dà  identità  ad un popolo e ad una nazione», ribadisce appena ieri a Firenze la leader Cgil Susanna Camusso. E il sindaco Renzi replica a sua volta: «Applichiamo solo la legge, siamo un centro turistico: vogliamo far trovare a chi viene una città  con i bandoni chiusi?».
Da settimane Firenze discute e si divide. Sottoponendo la politica a strane torsioni: dal Pdl che si schiera col sindaco Pd, al Pd che consuma nottate su documenti pro e contro. Ma proprio nel venerdì precedente il tanto conteso Primo maggio lo scontro raggiunge un nuovo, rumoroso picco. Allo sciopero di un’ora per la «prima» del Maggio musicale fiorentino si sommano improvvisamente quelli dei dipendenti del teatro della Pergola e dell’azienda pubblica di trasporto (Ataf). E il sindaco perde le staffe: «Strano che siano stati proclamati tre scioperi nel giro di un giorno, c’è una regia per alzare il tono dello scontro sindacale», reagisce il sindaco del capoluogo toscano. Lanciando un ultimatum ai sindacati: «Se hanno voglia di confrontarsi con noi sono i benvenuti, ma l’idea che Firenze sia in mano a dei sindacalisti a me ha già  divertito. Le aziende pubbliche le governiamo noi. Senza i sindacati». In pratica, la rottamazione dei sindacati che remano contro.
Non ha mai fatto mistero, il sindaco «rottamatore», della sua scarsa simpatia verso i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Fin dalla sua elezione a Palazzo Vecchio, ormai due anni fa. Ma fu a gennaio scorso che fugò ogni dubbio: «Io sto con Marchionne, senza “se” e senza “ma”. Sto dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono», fu allora la frase-shock che contribuì ad aprire un solco nel corpo della sinistra. E la polemica del Primo maggio ha fatto il resto, spingendo molti dirigenti Pd ad interrogarsi su quale tipo di post-sinistra sia mai quella vagheggiata da Renzi.
A Firenze Camusso ha preferito evitare frecciate a Renzi, ma ha riaffermato le ragioni della festa dei lavoratori: «Ci sono giorni che sono nostra identità  e che non sono trasformabili, commerciabili», dice la leader Cgil. «Proponiamo ai francesi di aprire i negozi il giorno della Presa della Bastiglia: si mettono a ridere, non si mettono a discutere», aggiunge pure Camusso. E di nuovo Renzi: «Noi applichiamo una legge che si chiama Bersani, il segretario Cgil la prossima volta che vede Bersani glielo dica». Ma chissà , potrebbe essere l’ultimo scontro sul Primo maggio: il governatore toscano Enrico Rossi, contrario alla scelta di Renzi, annuncia una legge regionale per rendere obbligatoria la chiusura.


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