“Distrutto il 30% delle forze del raìs le accuse alla Nato sono ingenerose”

BRUXELLES – «Stanotte è stata fruttuosa. Grazie alle buone condizioni operative e al fatto che le colonne meccanizzate di Gheddafi si sono mosse, abbiamo potuto distruggere un numero considerevole di bersagli a sud di Misurata, nella zona di Brega e vicino a Sirte. Credo che ormai si possa dire che più del trenta per cento delle forze fedeli al regime libico sono state neutralizzate». Nell’ufficio dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola, al piano terreno del quartier generale Nato, una nuova carta della Libia troneggia sul muro accanto a quella dell’Afghanistan. Come presidente del Comitato Militare, che riunisce i capi di stato maggiore dei ventotto Paesi dell’Alleanza, Di Paola è la massima autorità  militare della Nato. Chi meglio di lui può rispondere alle accuse del ministro degli Esteri francese Juppé, secondo cui la coalizione «non fa abbastanza» per colpire le forze di Gheddafi? «Guardi, per principio non commento le posizioni politiche espresse dai governi. Ma le posso assicurare che, con i mezzi a disposizione, stiamo facendo un grandissimo lavoro, non solo qualitativamente, ma anche quantitativamente. La verità  è che, rispetto alle prime operazioni condotte dalla coalizione dei volonterosi, la tipologia del conflitto è cambiata. Ora i bersagli sono meno numerosi, e soprattutto sono più nascosti da quando hanno capito che, appena si fanno vedere, vengono colpiti. Però credo di poter dire che stiamo facendo bene: la pressione sulle forze di Gheddafi cresce di giorno in giorno anche se non necessariamente cresce il numero dei bersagli colpiti, perché ce ne sono meno». Non avete quindi risentito del ritiro dei mezzi americani? «Quella del ritiro degli americani è una leggenda. Gli Stati Uniti forniscono un numero notevole di aerei per l’osservazione, la sorveglianza e il rifornimento in volo. Senza il loro supporto la missione sarebbe impossibile. E’ vero che hanno ritirato i bombardieri. Ma altri alleati, in particolare Francia e Gran Bretagna, hanno fornito mezzi supplementari». Quanti lo hanno fatto? «Almeno sette-otto Paesi Nato partecipano ai bombardamenti. Più altri che non sono nell’Alleanza, ma nella coalizione». Però avete chiesto più mezzi aerei da bombardamento… «Nessun comandante militare rinuncerà  mai a chiedere di più. Inoltre, proprio la rarefazione degli obiettivi rende necessario aumentare la copertura. Ormai gran parte delle postazioni fisse sono state distrutte. E i bersagli che dobbiamo colpire sono in continuo movimento. Questo significa che, appena vengono avvistati, dobbiamo avere aerei pronti a bombardarli». L’Italia, che non fornisce bombardieri, sembra poco propensa a venire incontro alle vostre richieste… «L’Alleanza ha chiesto a tutti gli Stati membri di fornire i mezzi di cui ha bisogno. Ogni Paese fa le sue scelte, ed è libero di rispondere o meno alle nostre richieste». Lei dice che state facendo un buon lavoro. Come mai allora Gheddafi può continuare a bombardare Misurata? «Ma mica la bombardano con aerei o elicotteri, e neppure con artiglieria di grosso calibro. Il problema è che le forze di Gheddafi sono entrate nella periferia della città  e vi hanno portato qualche mezzo meccanizzato che ora è appostato tra le case abitate dai civili. Bombardano da lì, e utilizzando cannoncini e mortai che sono nascosti nelle abitazioni. E’ estremamente difficile colpirli dall’aria senza fare danni ai civili». Già , i famosi «danni collaterali». Ogni giorno Tripoli denuncia che uccidete civili innocenti: come è la situazione? «C’è stato l’episodio in cui un aereo dell’Alleanza ha bombardato un convoglio militare di ribelli che stavano sparando in aria. Abbiamo espresso il nostro rammarico. Ma tecnicamente si trattava di combattenti. A parte questo, da quando la Nato ha preso la direzione delle operazioni, non ci risulta che ci siano state vittime civili. Questo credo che dimostri quanto siamo attenti a rispettare il nostro mandato, anche se spesso non è facile». Ma questa guerra può essere vinta sul piano militare? «Solo le guerre vere, classiche, possono essere vinte sul piano militare. Questa non è una guerra vera, come non lo è l’Afghanistan. In Libia il braccio militare è solo uno strumento al servizio di un obiettivo politico. E credo che stiamo facendo il nostro dovere». D’accordo, la Nato non può occupare Tripoli. Ma secondo lei i ribelli potrebbero arrivare a sloggiare Gheddafi? «Da soli, certamente no. Con il concorso della comunità  internazionale, è possibile. La pressione militare è come un integrale: cresce con il tempo. Bisogna vedere qual è il punto di rottura dell’avversario. E bisogna vedere se la comunità  internazionale deciderà  di adottare misure ulteriori, che non rientrano nei compiti della Nato, come la fornitura di armi o l’addestramento delle forze ribelli. Ma noi dobbiamo attenerci strettamente al nostro mandato, che è quello di far rispettare l’embargo, la “no fly zone” e di proteggere i civili». Verso tutti? «Verso tutti. Qualche giorno fa, un aereo dei ribelli si è levato in volo. E’ stato subito intercettato e costretto ad atterrare».


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