“Libri di testo comunisti e anti-Berlusconi” Il Pdl chiede la commissione d’inchiesta

ROMA – Ci sono «troppi testi scolastici di storia che gettano fango su Berlusconi». Gabriella Carlucci, un curriculum di spettacolo iniziato con Festivalbar e Cantagiro, ma da tempo votata alla politica, si è presa la briga di scovare i “comunisti” che si annidano ancora nella scuola, peraltro già  segnalati al pubblico ludibrio dal premier. Gente abilissima che mette in atto «tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali». Basta, si è detta la Carlucci, dopo aver sfogliato le prove del reato e preso appunti: «È una situazione vergognosa! Bisogna istituire subito una commissione parlamentare d’inchiesta sull’imparzialità  dei libri di testo scolastici. A chi è fazioso daremo il tempo di adeguarsi prima di ritirare il prodotto dal mercato». Per la verità , idea non nuova. Era venuta nel 2000 anche al camerata Francesco Storace quando faceva il presidente della Regione Lazio. La Carlucci, però, è del Pdl, il Partito della Libertà . Lei e i suoi, bontà  loro, assicurano: «Non manderemo i libri al macero». «Scherzi a parte»? No, è tutto vero: l’idea della Carlucci, la proposta di legge per la commissione, già  depositata il 18 febbraio scorso, anche l’avallo del ministro dell’Istruzione Gelmini. Impegnata a Montecitorio, a far scudo giudiziario al premier, Gelmini ieri ha commentato così: «Il problema dell’oggettività  dei libri di testo esiste. Valuteremo la proposta della Carlucci, poi il Parlamento è sovrano». Dichiarazione di mezza sera, quando già  l’incendio era divampato, tra ironia e indignazione. Beppe Fioroni (Pd), predecessore di Gelmini, cita Flaiano: «La situazione è grave ma non seria. Chiedo ai parlamentari del Pdl di ritirare la loro proposta da Minculpop». L’elenco dei libri «asserviti a una parte politica», e degni perciò di finire nel rogo virtuale della Carlucci, è lungo. Il duo di autori Camera-Fabietti era già  stato avvistato da Storace. In «Elementi di storia», edito da Zanichelli, Carlucci segnala, insoddisfatta, un passaggio sui gulag sovietici. Sgraditi anche i ritratti di Togliatti, Berlinguer e De Gasperi ne «La storia» di Della Peruta-Chittolini-Capra, edito da Le Monnier. Ancora: tracce di comunismo individuate nel volume III di De Bernardi-Guarracino, edito da Bruno Mondadori. Davvero basta un nonnulla per finire all’indice. Per esempio, la coppia Ortoleva-Revelli descrive in «L’età  contemporanea» (Bruno Mondadori) il «rigore morale» di Oscar Luigi Scalfaro. Lista nera, cartellino giallo. Marco Revelli, imputato, la prende come va presa: «Sì, ho parlato di rigore morale. Scalfaro non ha mai fatto il bunga bunga. Questa cosa della commissione è al di là  del bene e del male in un contesto ormai fuori controllo. Essere messo nella lista nera da un branco di ignoranti mi fa piacere, è come ricevere una medaglia». Sarebbe anche disonesto prendersela con la sola Carlucci. La sua proposta di legge infatti ha riscosso ampio consenso nel Pdl. Hanno firmato già  19 deputati tra cui Emerenzio Barbieri, capogruppo Pdl in Commissione cultura, cui Wikipedia attribuisce un’interrogazione per lamentarsi della mancanza di un parrucchiere gratuito a Montecitorio per le parlamentari. Nell’intento dei promotori, la Commissione d’inchiesta dovrebbe stanare i libri «faziosi», «partigiani», come li definisce Carlucci. Libri che oscurano la grande figura del Capo e «osannano lo schieramento di sinistra». Piovono reazioni e aggettivi. «La proposta è desolante e vergognosa. Va ritirata», liquida il Pd, mentre la Cgil parla di maggioranza «imbarbarita, fobica e illiberale». Carlucci è serena: «Non vedo lo scandalo. Voglio solo fare chiarezza in una materia molto delicata».


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