“Parigi ha sbagliato a intromettersi gli ivoriani rifiutano ingerenze straniere”

«Ora che il presidente uscente Laurent Gbagbo è stato arrestato, il quesito più grande è se l’intervento francese in Costa d’Avorio diverrà  un inconveniente per Alassane Ouattara o meno». Invita a non cantare prematuramente vittoria Mike McGovern, professore associato di Antropologia presso l’Università  di Yale ed ex-direttore dei progetti per l’Africa occidentale dell’International Crisis Group. Nel libro di prossima uscita Making War in Cà´te d’Ivoire, esamina le ragioni dell’anomalo conflitto ivoriano che per anni è stato in una zona grigia tra guerra e pace. Oggi non ne vede ancora la fine. Professore, l’arresto di Gbagbo porrà  termine alle violenze? «La cattura di Gbagbo è sicuramente un fatto positivo, ma quel che farà  la differenza è come è stata compiuta. Benché sia stato smentito che a portarla a termine siano state le forze francesi, non sarebbe comunque stata possibile senza i raid notturni degli elicotteri francesi sulla residenza presidenziale». Quanto influirà  il ruolo francese sull’evolversi dello scenario? «Ouattara è stato più volte accusato di essere il candidato favorito dagli attori internazionali e in particolare dai francesi. È l’argomento tattico usato da Gbagbo dopo aver perso le elezioni, ma molti ivoriani ci credono, in particolare nel Sud del Paese. Se nel Nord Ouattara gode di un ampio sostegno, la popolazione del Sud è divisa». Teme quindi che Ouattara non sarà  in grado di unificare il Paese? Tra l’altro i suoi uomini sono stati accusati di avere ucciso centinaia di civili. «Non è impossibile, ma è difficile. La strategia di Gbagbo nelle ultime due settimane è stata assicurarsi che, se fosse stato deposto, Ouattara non sarebbe stato in grado di governare il Paese. Nei prossimi giorni vedremo se c’è riuscito. A mio parere sarebbe stato preferibile che a intervenire fossero stati solo gli elicotteri delle Nazioni Unite. La percezione è che la Francia abbia preso le parti di un attore del conflitto e che abbia giocato un ruolo fin troppo attivo». Se non l’arresto di Gbagbo, allora cosa può porre fine al conflitto? «Con la cattura di Gbagbo è probabile che i suoi sostenitori deporranno le armi. Temo però lo scenario peggiore: che i massacri possano continuare nei dintorni di Abidjan e ancor più nelle zone rurali occidentali perché i combattenti di entrambe le parti pensano che questa sia la loro ultima occasione di vendicarsi dei rivali».


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