“Permessi a tempo validi per l’espatrio” polemica sulla “sanatoria” di Maroni

ROMA – Una sanatoria mascherata. Un lasciapassare per il territorio nazionale, che varrà  poco alle frontiere di Schengen. Eccolo il giallo del permesso di soggiorno temporaneo: pensato per aprire a oltre 23mila immigrati le porte dell’Europa, potrebbe rivelarsi carta straccia fuori dall’Italia. Così, a meno di futuri accordi bilaterali o interventi europei, la scelta del governo rischia di tradursi solo in un nuova regolarizzazione. Eppure il ministro Roberto Maroni assicura: i permessi consentiranno la libera circolazione per sei mesi sul territorio nazionale e per tre mesi negli altri Paesi. Quanto all’accordo con Tunisi, Umberto Bossi sbotta: «Siamo costretti a fidarci della Tunisia». Il decreto sui permessi temporanei dovrebbe essere firmato oggi e accordato ai 23mila immigrati (non solo tunisini) arrivati in Italia dal primo gennaio scorso al 7 aprile, ad esclusione di chi ha precedenti penali o procedimenti d’espulsione alle spalle. Il ministro dell’Interno, col sostengo dell’avvocatura dello Stato, ha assicurato ieri ai governatori delle Regioni che i permessi (che saranno elettronici) varranno in tutta l’area Schengen per tre mesi, aggiungendo che lunedì illustrerà  il decreto a Bruxelles e chiederà  l’applicazione della direttiva 55 del 2001. «Il permesso – confida una fonte qualificata del Viminale – è in verità  solo un lasciapassare per l’Italia. Consentirà  di liberare le tendopoli, senza assistere ancora a fughe di massa, ma non sarà  valido per l’espatrio». Insomma, in vista del vertice Berlusconi-Sarkozy del 26 aprile, «la concessione del permesso potrebbe servire come strumento di pressione per un accordo bilaterale». L’articolo 20 della Bossi-Fini prevede «misure di protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie». È una norma in bianco: la durata del permesso è decisa discrezionalmente dal Governo. «Alla scadenza – spiega Marco Paggi dell’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione – l’immigrato torna in situazione di irregolarità , ma il Governo può decidere di prorogarlo o convertirlo in un permesso di lavoro». Il permesso permetterebbe la libera circolazione solo sul territorio nazionale: «A meno di accordi bilaterali o decisioni del Consiglio europeo, il documento non dovrebbe essere valido per l’espatrio». Gli stessi francesi non nascondono i loro dubbi, visto che – come scrive il quotidiano Le Monde – «vogliono esaminare la conformità  al codice Schengen» del permesso temporaneo. Ma è dal fronte europeo che potrebbe arrivare la soluzione: la commissaria agli affari Interni, Cecila Malmstrom, si dice pronta a proporre la direttiva 55 del 2001. Per attivare questo meccanismo di protezione – che viene concesso agli «sfollati provenienti da Paesi terzi» e che consente loro di circolare tra Stati membri – è necessario che la Commissione presenti la proposta al Consiglio Ue, che deve poi approvarla a maggioranza qualificata. Una maggioranza che in questo momento, a quanto sostengono fonti della Commissione, non c’è. E mentre l’Europarlamento chiede anche una procedura unica di permesso di soggiorno per i rifugiati in tutti gli Stati; il leader della Lega, Umberto Bossi, torna sulle promesse strappate a Tunisi da Maroni: «Siamo costretti a fidarci della Tunisia. Spero che mantengano la parola».


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