Rinnovabili, slitta il decreto braccio di ferro nel governo

ROMA – Sul fotovoltaico è saltato l’accordo. Il Parlamento aveva chiesto di evitare la cancellazione retroattiva degli impegni economici. Le Regioni si erano rifiutate di avallare un taglio degli incentivi troppo rapido che metterebbe a rischio l’industria del settore. I sindacati erano scesi in piazza per difendere i 120 mila posti di lavoro in pericolo. E a questi contrasti ieri si è aggiunto un dissenso netto all’interno del governo. Così il decreto è slittato. Per rispettare i tempi di scadenza dovrebbe essere firmato oggi, ma probabilmente sarà  il prossimo Consiglio dei ministri a sciogliere il contenzioso. A bloccare l’intesa è il braccio di ferro tra il ministero dello Sviluppo Economico e quello dell’Ambiente su un tema che riguarda la certezza del diritto e il sistema delle regole. Oggi quando un operatore privato termina la costruzione di un impianto fotovoltaico deve aspettare il via libera dell’Enel per l’allaccio e solo a quel punto può cominciare a godere del ritorno economico del proprio investimento: un ritardo prolungato rischia di metterlo al tappeto. Di fronte a questa situazione il Parlamento aveva proposto di far scattare il conto energia dal momento in cui l’impianto è pronto. E il ministero dell’Ambiente aveva suggerito una mediazione: verifica del Gse e un termine massimo di 60 giorni per l’allaccio e dunque per i benefici economici. Così si garantirebbero regole certe in modo che le aziende e le famiglie che mettono un pannello sul tetto possano fare il loro investimento e dormire tranquille. Su questo punto la trattativa si è arenata. «Il decreto Romani introduce liste di attesa e tempi burocratici insostenibili rendendo impossibile la programmazione e l’accesso al credito al cittadino e alle piccole e medie imprese. In questo modo possono operare solo i gruppi che dispongono di grande liquidità  finanziaria», osserva Angelo Consoli, presidente del Cetri, il Circolo europeo per la terza rivoluzione industriale. Il rallentamento dei progetti nucleari post Fukushima (proprio ieri Greenpeace ha fatto circolare la lettera a Berlusconi di nove Nobel per la pace che chiedono l’alt al nucleare e il rilancio delle rinnovabili), ha dato il via libera – in contro tendenza rispetto all’Italia – a una nuova ondata di incentivi per l’energia pulita. Che l’energia dal sole sia un fiume in crescita lo testimoniano anche i numeri record di Solar Expo, la terza fiera mondiale del settore che si aprirà  il 4 maggio a Verona con 1.400 aziende provenienti da 40 paesi. «Abbiamo dovuto rafforzare i server: sul nostro sito gli accessi sono raddoppiati rispetto all’anno scorso», racconta Luca Zingale, il direttore di Solar Expo. «Il trend è globale e irreversibile: tra 4 anni il costo del fotovoltaico diventerà  competitivo. E già  negli ultimi tre anni, in Italia, l’energia solare ha fornito l’elettricità  equivalente a quella di una centrale nucleare: senza scorie e senza pericoli. Entro il 2016, secondo le previsioni del governo, nel nostro Paese avremo 23 mila megawatt di fotovoltaico. E’ quanto basta a soddisfare i consumi elettrici di 9 milioni di famiglie. E forse questo è il problema: qualcuno rischia di perdere 9 milioni di clienti».


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