Snam-Terna, spunta il progetto “società  delle reti”

by Editore | 14 Aprile 2011 7:17

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MILANO – Oggi la rete elettrica e quella del gas, un domani anche le reti di telecomunicazione di nuova generazione. Un campione italiano che potrebbe diventare leader europeo del settore. È il progetto cui si sta lavorando, nelle ultime settimane, in una serie di incontri che coinvolgono ministero dell’Economia, Cassa Depositi Prestiti, advisor e, ovviamente, le società  interessate. L’idea è quella di arrivare alla fusione tra Snam Rete Gas e Terna, per dar vita a una società  delle reti, destinata a diventare uno dei principali gruppi quotati alla Borsa di Milano con una capitalizzazione superiore ai 21 miliardi. Ma nel progetto – a cui dopo le perplessità  iniziali, avrebbe dato il via libera anche il ministro Giulio Tremonti – non c’è solo l’aspetto finanziario. L’alleanza tra Terna, che gestisce il 95% della rete elettrica del Paese, e Snam, da cui dipende la stragrande maggioranza della rete di distribuzione del gas nonché degli stoccaggi, ha una valenza soprattutto politico-industriale. Innanzitutto, risolve un problema che Eni – proprietario del 50% di Snam – si trascina da anni. L’Europa ha imposto al gruppo guidato da Paolo Scaroni di sciogliere il nodo del controllo, per favorire la concorrenza nella vendita del gas in Italia. Il governo ha scelto la strada della separazione gestionale (sul modello di quanto fatto da Telecom Italia con la sua rete). Ma il mercato finanziario preme perché Eni metta in vendita la quota di controllo, sostenendo che libererebbe maggior valore. Una soluzione ben vista sia dall’Antitrust sia l’Authority per l’energia. Con la fusione con Terna, verrebbero accontentati tutti. Eni potrebbe liberarsi di 10 miliardi di debito di Snam, trovando così nella situazione finanziaria ideale per tornare a fare acquisizioni. Secondo punto. Le due società  insieme diventerebbero leader del settore delle reti in Europa. La nuova entità  potrebbe, a sua volta, approfittare della crisi di risultati che stanno attraversando le principali utility, dai tedeschi di E.on ai francesi di Edf e Gdf-Suez che hanno deciso di cedere alcuni asset per fare cassa. È questo l’aspetto che avrebbe convinto Tremonti: la nascita di un campione nazionale a controllo pubblico. Ma come procedere dal punto di vista tecnico-finanziario? La prima ipotesi è una fusione, con un ruolo centrale per Cassa Depositi Prestiti azionista di controllo sia di Snam, attraverso Eni, sia di Terna. Ma, secondo ambienti finanziari, Terna avrebbe dato incarico a un advisor (si parla del Credit Suisse) di studiare una fusione per incorporazione. Ma, data la differenza di capitalizzazione tra i due gruppi (oltre 14 miliardi Snam contro i 7 di Terna), gli advisor starebbero studiando sia la possibilità  di un aumento di capitale per il gruppo guidato da Flavio Cattaneo, sia la cessione di Italgas da parte di Snam. Ultimo aspetto non irrilevante: il progetto della società  delle reti avrebbe un via libera politico bipartisan. Come rivela il vicesegretario del Pd Enrico Letta: «Quanto accaduto a Terna dopo la separazione con Enel, dimostra che si tratta di un modello vincente. In questo modo nascerebbe un campione nazionale senza dover ricorrere a campagne contro aziende straniere».

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