Sony-Microsoft la battaglia è sulla sicurezza

MILANO – Sony e la Borsa di Tokyo sono la prova vivente che i videogiochi, alla lunga, fanno male. A confermarlo è la fredda logica dei numeri: i titoli del colosso elettronico giapponese hanno bruciato 2 miliardi del loro valore (il 10%) in due giorni da quando un misterioso hacker ha paralizzato per tre giorni il network della Playstation con un blitz che – come ha comunicato Sony con tre giorni di ritardo – potrebbe aver portato anche al furto dei dati sulle carte di credito di 77 milioni di utilizzatori dei videogames del gruppo. Il timore dei mercati è collegato soprattutto alla valanga di class action pronte a partire in tutto il mondo contro i vertici del gruppo nipponico, accusato di non aver protetto a sufficienza la privacy dei clienti sul suo sito. Le prime stime parlano di danni potenziali diretti pari a 1,5 miliardi per la Sony e di 300 milioni di costi per i giganti delle carte di credito, costretti ora a una lotta contro il tempo per cambiare le tessere finite nel mirino dei pirati informatici prima di eventuali truffe online. I veri problemi per il produttore della Playstation potrebbero però arrivare dalla possibile defezione di clienti, spaventati dall’apparente vulnerabilità  del network. A fregarsi le mani in questo caso potrebbe essere la Microsoft che secondo gli analisti sarebbe il maggior beneficiario di un possibile esodo di massa dallo storico marchio di videogiochi della Sony. La posta in gioco è molto alta. Il network della Playstation (una piattaforma che oltre a rendere interattivi i giochi consente anche di noleggiare film e comprare l’accesso a show televisivi) genera già  oggi 500 milioni di dollari di giro d’affari annuo.


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