Tecnologie più complesse ma più fragili. La lezione della nonnina-Hacker
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La vera notizia, tuttavia, riguarda il motivo per cui la colpevole è stata subito individuata: l’arzilla signora— ignoriamo il suo nome, ma i media locali l’hanno battezzata «la hacker della vanga» — ha scavato così energicamente da tranciare un cavo in fibra ottica, con la conseguenza che centinaia di migliaia di utenti Internet in Georgia, Armenia e Azerbaigian sono rimasti per cinque ore senza connessione. Ad attribuire un significato vagamente inquietante a un episodio apparentemente banale, ancorché curioso, è il fatto che si tratta dell’ennesima conferma che, alla crescente complessità dei nostri sistemi tecnologici, si accompagna un’imprevedibile— e talvolta catastrofica— fragilità . Un portavoce della società che gestisce l’infrastruttura danneggiata ha affermato che il cavo era ben protetto e che a causare il disastro potrebbero essere state le piogge che hanno eroso il terreno, rendendo possibile l’involontario sabotaggio della nonnina. Il fatto è che quella degli eventi «eccezionali» e imprevedibili è una giustificazione che suona sempre meno convincente: come facevamo a prevedere lo tsunami, dicono i manager della Tepco per difendersi dalle accuse di aver provocato il disastro di Fukushima. Già , ma perché hanno costruito le centrali a due passi dall’oceano? Certo, il disastro provocato dalla «hacker della vanga» non ha causato vittime umane, ma impressiona il fatto stesso che il gesto di una vecchina possa avere gli stessi effetti della decisione di «spegnere» Internet da parte di un regime totalitario. È lei la responsabile del danno (quante transazioni economiche sono state ostacolate dal blackout)? Oppure l’impresa che non ha protetto adeguatamente il cavo? Se la nostra vita dipende sempre più dall’efficienza di sistemi tecnologici complessi, la «imprevedibilità » è un lusso che non possiamo più permetterci.
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