Afghanistan, strage di bambini l’ira di Karzai: “Basta raid Nato”

Il «danno collaterale» si materializza di nuovo nell’inferno dell’Helmand. Proprio qui, nel distretto di Nawzad, dodici bambini vengono straziati insieme a due donne in un raid delle forze Nato-Isaf. Un’ennesima strage di civili. Che però solleva parole di rara durezza, con il presidente Hamid Karzai che sbotta lanciando «un ultimo avvertimento» alle truppe straniere che conducono «operazioni arbitrarie e inutili».

«Il grande errore», come lo chiamerà  il governo di Kabul, avviene quando una pattuglia della U.S. Marine viene presa di mira dal fuoco dei Taliban, che hanno nella provincia meridionale dell’Helmand la loro roccaforte più solida. I marine in difficoltà  chiedono rinforzi, l’Isaf invia elicotteri. Sparano razzi, per una ventina di minuti, racconteranno i testimoni. Vengono centrate due abitazioni ma non l’obiettivo giusto: dentro ci sono bambini, tanti, alcuni di appena due anni. «Guardate, guardate: non sono Taliban», denunceranno poco dopo i parenti e i vicini di casa sopravvissuti, arrivati con i loro pick-up carichi di cadaveri fino all’ufficio del governatore del capoluogo, a Lashkar Gah, per mostrare che quei corpicini che portano in braccio avvolti in teli bianchi non potevano di certo essere pericolosi studenti coranici. E, alla fine, è proprio un comunicato del governatore ad annunciare la conta dei morti: sette bambini, cinque bambine e due donne morti. E altri tre bambini sono tra i feriti.
Esasperata è la condanna di Karzai. «È stato ripetutamente detto agli Stati Uniti e alla Nato – ha dichiarato – che le loro operazioni unilaterali e inutili causano la morte di afgani innocenti e che tali operazioni violano i valori umani e morali, ma sembra che non vogliano ascoltare». La Casa Bianca replica che invece sta prendendo in considerazione «molto seriamente» le preoccupazioni dell’alleato afgano. E, dal canto suo, l’Isaf fa sapere di essere a conoscenza del blitz aereo e delle accuse di possibili vittime civili. Annuncia di aver inviato una missione di inchiesta sul posto e che ne pubblicherà  le conclusioni. Ma la strage non fa che montare il sentimento anti-occidentale tra gli afgani, rendendo tra l’altro ancor più difficile la vittoria militare contro gli integralisti islamici dei 150.000 militari Isaf impegnati nel Paese.
Quello di Nazwad non è che l’ultimo episodio di una guerra che dal 2001 al 2010 ha causato 2.777 morti civili, con un aumento del 15 % lo scorso anno, e che da mesi appare impaludata sul fronte militare. Benché due terzi delle morti civili siano inflitte dai guerriglieri Taliban, la rabbia del popolo verso i cosiddetti “danni collaterali” delle bombe Nato è in crescita. A migliaia sono scesi in piazza il 18 e 19 maggio scorsi per protesta contro l’uccisione di quattro persone in un raid avvenuto nel Nordest, a Taloqan. E solo giovedì, nella provincia del Nuristan dove i Taliban hanno da poco preso il controllo di un distretto, in un altro bombardamento Nato avevano perso la vita 22 poliziotti e 20 civili. Tanto che già  sabato Karzai aveva chiesto al suo ministro della Difesa di assumere il controllo dei raid notturni abitualmente compiuti dalla Nato.

 


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