Artico, la corsa al tesoro di ghiaccio

I capi della diplomazia degli Stati membri del Consiglio dell’Artico si riuniscono oggi in Groenlandia per siglare il trattato di cooperazione per la ricerca, il salvataggio aereo e marittimo nella regione artica. L’importanza dell’incontro, durante il quale – per la prima volta – sono stati firmati trattati che vincolano tutte le nazioni (Canada, Usa, Russia e Paesi scandinavi), a differenza del passato, in cui i patti erano bilaterali o trilaterali, giace nelle colossali opportunità  di sfruttamento conseguenti allo scioglimento dei ghiacci. Opportunità  che hanno da tempo scatenato la corsa al petrolio, ai minerali, al mercato ittico e alla navigazione commerciale della cosiddetta ‘ultima frontiera’.

Si stima che la piattaforma artica contenga oltre quattrocento miliardi di barili di greggio e cinquantamila miliardi di metri cubi di gas: tali riserve rappresentano un quarto dei giacimenti globali, e non è un mistero che la guerra per il tesoro ghiacciato sia già  iniziata, senza esclusione di colpi e con la Russia in testa. E’ difficile che l’accordo potrà  costituire un tavolo negoziale ove discutere le annose contese territoriali, regolate dalle Nazioni Unite. Per avanzare pretese sulla ‘sovranità  territoriale’ del Polo Nord, uno Stato deve provare che la struttura della piattaforma continentale è analoga alla struttura geologica del suo territorio. Secondo la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sulla legge del mare, nessuno di questi Stati estende la propria piattaforma fino al Polo Nord.

In ogni caso, l’accordo che verrà  sancito dal Consiglio dell’Artico rappresenta un passo avanti importante per strutturare nuovi modelli di cooperazione, in vista anche dei problemi ambientali: le temperature della regione sono ai livelli più alti degli ultimi duemila anni, e stanno crescendo in modo più veloce rispetto a qualsiasi area del mondo. Tra le compagnie petrolifere interessate alla torta artica ci sono la Royal Dutch Shell, ConocoPhillips, Exxon, Statoil e Rosneft.

Anche la navigazione commerciale si adatta ai mutamenti geografici. La rotta ghiacciata del Mare del Nord, via Russia, e il Passaggio a Nord-Ovest, via Canada, stanno diventando sempre più navigabili, tagliando i tempi di trasporto ma sollevando anche questioni sulla gestione delle stesse rotte. Il Consiglio approverà  un piano condiviso per la ricerca e il salvataggio nell’Artico, e discuterà  l’eventuale ingresso di osservatori esterni, come la Cina, alcuni Paesi della Ue, la Corea del Sud e il Giappone.

Gli attivisti ambientalisti lamentano che le sfide imposte dallo scioglimento dei ghiacci richiedono un approccio molto più aggressivo, dalle quote per la pesca agli standard internazionali per lo sfruttamento energetico di una regione fragile e incontaminata.

“Le questioni che verranno discusse – spiega Lisa Speer dello statunitense ‘Natural Resources Defense Council’ – sono meramente burocratiche. Sono certamente importanti, ma è come risistemare le sedie sul ponte del Titanic. Dobbiamo trovare una risposta reale a una crisi reale. E non risistemare il ponte di una nave che sta per affondare“.


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