Bolivia, per il mare è tempo di fatti

Dunque, dopo anni di colloqui bilaterali, accordi, firme, molti passi avanti e altrettanti indietro Morales passa la palla al suo omologo cileno nella speranza di poter chiudere una questione che va avanti da più di un secolo. E che da più di un secolo limita lo sviluppo boliviano, orfano di un’area marittima comprensiva di porto.

Dialogo. Parliamo sempre di aprire un dialogo. E’ arrivato il momento in cui il Cile presenti una proposta concreta nel quadro delle risoluzioni dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), per un processo formale di negoziato per l’accesso al mare per la Bolivia” ha detto il presidente durante una conferenza.

Durante gli ultimi giorni di marzo il leader boliviano aveva fatto sapere di essere disposto a rivolgersi ai tribunali internazionali per reclamare spazio marittimo per il suo Paese. Un reclamo non indifferente considerando che la Bolivia vorrebbe ottenere (o meglio riottenere), 400 chilometri di coste persi dopo la Guerra del Pacifico.

Tutto seguendo un iter “pacifista”, come ha ricordato Rubén Saavedra, a capo della Direccià³n Estratégica Marà­tima, durante una conferenza tenutasi domenica a La Paz. Saavedra ha inoltre ricordato che dialogo e diplomazia sono la base vera e indiscutibile della trattativa, e che il ricorso alla forza significherebbe regredire e non rispettare il diritto internazionale.

Una dichiarazione che ancora una volta sottolinea il pensiero pacifista di uno Stato come la Bolivia e che potrebbe essere intesa come un messaggio rivolto in particolar modo al ministro della Defensa cileno Andres Allamand che nei giorni scorsi aveva fatto sapere che le forze armate cilene sarebbero state in grado di “difendere la sovranità  e l’integrità  territoriale”. Affermazioni in netto contrasto con quelle del suo presidente, Pinera, che aveva messo il dialogo come punto fermo per giungere a un accordo.

Senza ombra di dubbio dal 2006 a oggi, cioè da quando fra Bolivia e Cile è iniziata la fase di riapertura delle relazioni bilaterali interrotte bruscamente nel 1978, il dialogo non è avanzato secondo i desideri di La Paz che ha sempre atteso un segnale forte da Santiago che avrebbe dovuto presentare proposte concrete per giungere a un accordo ma che ha sempre dato l’impressione di voler ‘dilazionarenel tempo la questione.


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