Cile: in migliaia nelle piazze per dire no alle dighe in Patagonia

Dall’indomani e a tutt’oggi si registrano manifestazioni e mobilitazioni in tutto il Cile, alcune delle quali duramente represse dalla polizia. Grazie alla facilità  di comunicazione favorita dai social network la solidarietà  e l’appoggio alle proteste pacifiche dei cileni hanno ormai superato i confini nazionali. Iniziative si sono svolte infatti in altre città  dell’America Latina, Spagna, e per domani anche in piazza San Marco a Roma i cittadini sono chiamati dalla sezione italiana della campagna “Patagonia senza dighe” per manifestare contro le dighe in Patagonia e chiedere che Enel si ritiri dal progetto.

Organizzazioni non governative, movimenti ambientalisti e sociali hanno convocato venerdì e sabato manifestazioni di protesta in tutto il Cile, a cui hanno dato l’adesione anche esponenti dell’opposizione di centro-sinistra e due senatori della maggioranza. Soprattutto sabato, migliaia di persone sono attese a Valparaà­so, dove il presidente Sebastian Pià±era terrà  il suo discorso a un anno di mandato, e dopo essersi pronunciato pubblicamente a favore del progetto HidroAysén. “A Santiago e in altre 27 città  del paese che appoggiano la campagna Patagonia senza Dighe ci saranno manifestazioni nelle quali faremo conoscere un discorso unitario con una domanda sociale e ambientale al presidente della repubblica che spiegherà  bene cosa stiamo chiedendo” – ha dichiarato Patricio Rodrigo, segretario esecutivo del Consiglio di Difesa della Patagonia.

Vale la pena ricordare che il progetto prevede la costruzione di cinque dighe sui fiumi Pascua e Baker, due tra i più importanti fiumi per portata d’acqua che scorrono nella Patagonia cilena. Questa zona a esclusione dei poli, conserva la più grande quantità  di acqua del globo terrestre, insieme a una grande varietà  di animali e piante che mantengono una biodiversità  unica al mondo. Biodiversità  che – secondo gli ambientalisti della campagna – andrebbe completamente perduta se il progetto venisse davvero realizzato, con ricadute sociali e ambientali gravissime.

Ma l’attuale governo cileno sembra più interessato agli affari che alla tutela del suo paese e dei suoi cittadini, anche appoggiando una campagna di disinformazioneattraverso la quale si fa credere ai cileni che il paese abbia un disperato bisogno di energia. In realtà  l’energia prodotta dagli impianti idroelettrici, per un totale di 2.750 megawatt, sarà  poi trasportata a oltre 2.000 chilometri di distanza, verso Santiago del Cile e il suo distretto industriale, tramite una linea di trasmissione composta da 6.000 torri alte 70 metri che attraverserà  nove regioni, sei parchi nazionali e 67 comuni. L’energia servirà  anche al lavoro nelle miniere di rame, metallo che negli ultimi tempi ha visto salire i prezzi nel mercato internazionale e per questo numerose miniere abbandonate sono state riattivate nel nord del paese, alcune senza rispettare neppure le norme di sicurezza per i lavoratori.

Numerose sono anche le polemiche per la mancanza di trasparenza in tutta la gestione del progetto, a iniziare dal fatto che la decisione di costruire le dighe non è partita da nessuno studio ambientale del governo, che ha rilevato questo bisogno nel paese, bensì da una proposta della stessa HidroAysen. A complicare la già  difficile posizione dell’esecutivo cileno anche la notizia che Endesa avrebbe effettuato una donazione milionaria alla Fondazione Integra, diretta da Cecilia Morel moglie del presidente Sebastià¡n Pià±era, giusto pochi giorni prima dell’importante votazione che ha approvato il progetto.

Ma non è tutto, il fratello della first lady Eduardo Morel, figura tra i direttori supplenti della HidroAysén nonché gerente della Divisione Ingegneria e Progetti della Colbun, impresa nazionale che offre servizi di energia elettrica. Insomma un progetto che accontenta i potenti a spese del paese e dei cittadini cileni. Il 61% di loro, secondo un sondaggio della IPSOS sono contrari al progetto. “Adesso vedremo come agirà  l’Hidroaysen, dal momento che iniziare a costruire le dighe senza l’approvazione della seconda parte del progetto, quella sulla linea di trasmissione, potrebbe essere molto rischioso. Ci auguriamo che l’Enel riconsideri la sua partecipazione all’opera, anche come richiestogli dagli attivisti cileni che sono intervenuti durante l’ultima assemblea degli azionisti della compagnia, tenutasi lo scorso 29 aprile” – ha dichiarato Giulia Franchi della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, una delle realtà  promotrici della Campagna Patagonia senza Dighe.

Secondo alcuni con spaventoso ritardo, però anche la Conferenza Episcopale Cilena ha preso una posizione ufficiale contro il progetto energetico: “una decisione basata solo su interessi economici è eticamente inaccettabile e deplorevole perché costituisce una meschina burla della società ” – ha sottolineato Jaime Coiro, il portavoce della Conferenza.

Anche importanti personalità  dell’arte e della cultura si sono espresse in appoggio alla campagna contro il progetto. Il gruppo musicale Inti IlliMani suonerà  sabato sera a Santiago in sostegno della campagna mentre Luis Sepulveda autore tra gli altri di Patagonia Express, ha invitato una lettera aperta al presidente Sebastian Pià±era.In un passaggio significativo della missiva si legge: “Nonostante viviamo in un mondo che sembra avere una sola ideologia dominante, esistono sempre momenti nei quali la luce del dissenso illumina il cammino. In questo caso specifico si dimostra che il denaro non tutto può. Esistono situazioni dove il lucro non può farla da padrone. Il dispiacere per le cose perdute, la tristezza dell’impossibile da recuperare, l’inquietudine per quello di cui non potremo mai più godere. Sensazioni che nessuna somma di denaro può trasformare in felicità .”



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