In Italia la crescita rallenta all’1% Berlino corre cinque volte più veloce

by Editore | 14 Maggio 2011 7:15

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ROMA – L’Italia cresce poco e assai meno della media Ue; la Germania fa da locomotiva. Nel primo trimestre l’economia nazionale è quasi piatta (più 0,1% sui tre mesi precedenti) e su base annua s’espande dell’1%, contro una crescita europea dello 0,8 nel primo caso e del 2,5 nel secondo. Per la Germania è boom, superiore alle previsioni: più 1,5% è il dato trimestrale, ben 4,9 l’annuale. Significa che Berlino corre cinque volte più veloce. Tira pure la Francia: 1 e 2,2 sono i numeri. Vanno peggio dell’Italia solo Portogallo, Irlanda e Grecia mentre la Spagna ha una crescita trimestrale superiore a quella italiana e annuale dello 0,8%. Sono i famigerati Pigs, cioè i paesi-maiale secondo l’acronico, dispregiativo anglosassone. Tra questi, la Grecia risulta in grave recessione con un meno 4,8%. Non a caso sui mercati torna l’allarme: la Ue parla di «situazione grave»; la stampa tedesca accredita l’ipotesi di una ristrutturazione del debito. Si rincorrono le voci su una uscita di Atene dall’euro. «Inimmaginabile», taglia corto Olli Rehn. Il commissario Ue lancia invece un allarme sul debito italiano: raggiungerà  presto «il picco». «E’ importante che si trovi il livello di stabilizzazione in modo da poter cominciare a ridurlo quanto prima». 

Nella sua visione conti pubblici in disordine – e questo vale per tutti – rappresentano un ulteriore freno per la crescita. E tuttavia, secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia il debito sta scendendo, per il secondo mese consecutivo. A marzo il calo risulta pari a 7,9 miliardi ma il suo livello resta da capogiro: 1.868,060 miliardi di euro contro i 1875,9 di febbraio. Per la Ue quest’anno il debito balzerà  al 120,3% del Pil ma grazie al ritorno dell’avanzo primario (al netto degli interessi) l’anno prossimo sarà  a quota 119,8%.
E’ una Europa a più velocità  quella che emerge dai dati Eurostat e Istat. Oltretutto le «previsioni di primavera» della Ue non fanno ben sperare: nel 2012 il Pil italiano, che continua ad essere trainato solo dalle esportazioni, si fermerà  all’1,3% contro una media Eurolandia dell’1,8. In Germania tirano i consumi e le imprese investono. 
Italia al palo, persino in rallentamento secondo l’Istat che nell’ultimo trimestre 2010 dava una crescita all’1,5%. Divampa la polemica. Luca Cordero di Montezemolo parla di paese «bloccato», perché la politica pensa «ad altro» e non allo sviluppo: «La crescita non la porta la cicogna». Le opposizioni accusano il governo di «inerzia». I sindacati chiedono «scelte determinate» per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie. Il ministro Tremonti in tv assicura che il paese «ha dei numeri di crescita» ma «dobbiamo fare di più». I documenti ufficiali ipotizzano un Pil 2011 all’1,1%. 
Dalle Finanze arrivano i risultati delle entrate tributarie: a marzo aumento del 4,6% a 87.401 milioni di euro, cioè ai livelli pre-crisi. C’è anche un boom (+30,4%) degli incassi per la lotta all’evasione nel primo trimestre. Salgono le imposte dirette (+ 4,3%) e le indirette (+4,9%.) Come sempre in tempi di crisi, il gettito dei giochi registra un più del 20,7%. A marzo boom dei proventi del lotto: +64,4%.

 

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