La Lega gregaria e lo specchio infranto del berlusconismo

O viceversa. Milano, Italia: come evocò, per primo, Gad Lerner vent’anni fa. E viceversa. Oggi: Berlusconi riassunto di Milano. E viceversa. La guerra personale fra Berlusconi e i Magistrati e ai Comunisti. Riassunta nella consultazione amministrativa di Milano. E viceversa. La strategia della sineddoche, al primo turno delle amministrative, ha travolto l’inventore, Silvio Berlusconi. Insieme alla sua candidata milanese, Letizia Moratti. E ha annichilito il suo non-partito: il Pdl. Neanche il 29%, a Milano. Un calo di oltre 7 punti rispetto alle Regionali del 2011. Addirittura 12 rispetto alle precedenti Comunali del 2006 (considerando insieme Fi e An). La “strategia della sineddoche”. Ha proiettato i suoi effetti all’esterno. Coinvolgendo il suo principale alleato. La Lega Nord. Fino a ieri anello forte del Centrodestra. Ora non-si-sa-più. Perché la Lega, a Milano, si è fermata al 10%. Quasi 5 punti al di sotto rispetto alle Regionali del 2010. Meno che a Bologna. Indubbiamente pochino per la Lega Padana nella Capitale della Padania.

Il fatto è che la sineddoche milanese, nella costruzione di Berlusconi, ha ridotto la realtà  a uno stereotipo banale. Con l’esito di scoraggiare una componente ampia degli elettori di centrodestra. E di far scomparire la Lega e i leghisti. 
Provo a spiegarmi meglio. Fra i segreti del successo di Silvio Berlusconi c’è la capacità  di rappresentare una parte del sentimento del Paese. Trascurata e rimossa da altri attori politici, soprattutto dalla Sinistra. L’individualismo, lo spirito imprenditivo, l’insofferenza verso le regole, lo Stato e il pubblico. Un’etica relativa, intrisa di gallismo e omofobia. Berlusconi ha “rappresentato” tutto questo. L’ha messo in scena sui (suoi) media. Ne è divenuto il campione esemplare. La Lega l’ha assecondato. Anche perché, in parte, condivide questo retroterra socioculturale. Marcato dalla personalizzazione. Se Berlusconi è il Pdl, la Lega si riconosce in Bossi. Anche se ha un radicamento sociale ben diverso, rispetto al Pdl. Di suo, la Lega ha aggiunto altri tratti del “carattere nazionale”, particolarmente sviluppati nel Nord. Il localismo, le paure verso gli stranieri e la globalizzazione. Il distacco nei confronti di Roma, dell’Europa, del Mondo. “Insieme”, Pdl e Lega, Berlusconi e Bossi, hanno conquistato Roma. Partendo da Milano. Padrona di Roma e dell’Italia. Insieme? Qui sta il problema. Perché lo specchio berlusconiano, negli ultimi tempi, si è deformato in modo rapido e violento. Berlusconi ha ridotto, per intero, la sua rappresentazione politica e sociale intorno a se stesso. Tutti i problemi del governo e del Paese: ridotti ai suoi personali problemi con la giustizia. Alla sua guerra contro i magistrati. Milanesi. Così, Berlusconi ha usato una volta di più le elezioni, queste elezioni – amministrative – come una resa dei conti – politica. E ha trasformato Milano nel teatro simbolico della battaglia. Tra se stesso e i “suoi” nemici. Si è “imposto” come capolista del Pdl alle comunali. Ha “imposto” alla candidata Moratti il suo linguaggio e i suoi argomenti. Ha, di fatto, sponsorizzato il candidato Lassini. Quello che: “fuori le Br dalla Procura di Milano!”. Ha occupato la scena milanese. Ogni lunedì davanti alla Procura, un comizio. Assecondato da una claque “grigia”, aizzata dalla Santanché. Una parte dell’Italia berlusconiana, però, ha guardato lo specchio e non si è riconosciuta. Così, la Moratti ha perso 11 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni. Finendo sotto di quasi 7 punti rispetto a Pisapia. Lassini, il campione del neo-berlusconismo aggressivo, ha racimolato 800 preferenze. Ventesimo in graduatoria. Lui, Silvio, ha quasi dimezzato le preferenze personali rispetto a cinque anni fa (e questa volta non potrà  accusare i sondaggisti comunisti di aver taroccato i dati sulla sua popolarità ). Allargando lo sguardo agli 11 capoluoghi delle Regioni del nord dove si è votato, il Pdl ha perduto dappertutto rispetto alle Regionali del 2011 (unica eccezione Novara) e, in misura ancor più ampia, rispetto alle Comunali del 2011. Insomma, Berlusconi è andato troppo oltre. Il suo specchio, ieri, rifletteva, in parte, il sentimento popolare. Oggi invece riflette solo i suoi interessi. Ma lui non se n’è accorto. Continua a considerarlo e a considerarsi il riassunto del senso comune. 
La Lega, in questo gioco, è apparsa gregaria. Le sue bandiere – il Nord, il Federalismo – si sono allineate dietro all’unico stendardo issato dal Cavaliere. La giustizia. E poi, la responsabilità  di governo rende difficile fare anche l’opposizione. Ma oggi la Lega governa. In centinaia di Comuni, 14 Province, 2 Regioni. E a Roma. Accanto a Berlusconi. Come spiegare ai suoi elettori che “non c’entra” con gli effetti della crisi? Come spiegare agli ascoltatori incazzati di Radio Padania che è giusto giustificare le avventure erotiche del Presidente del Consiglio? E assecondarne le battaglie per una giustizia giusta (per se stesso)? Difficile. Così, anche così si spiega il risultato deludente della Lega in queste elezioni. Non solo a Milano. Un po’ dovunque. Non tanto in termini di amministrazioni conquistate o perse. In 40 dei 49 comuni maggiori (di 15 mila abitanti) del Nord in cui è presente si va al ballottaggio. Ma di peso elettorale. La Lega è scesa in misura significativa, rispetto a un anno fa. Quasi dovunque. In 9 capoluoghi di provincia su 11. Unica vera eccezione: Bologna, dove però presentava il candidato sindaco della coalizione. Il che evoca l’ombra inquietante del passato. La Lega fluttuante, che passa dal 10% al 3%, nel corso degli anni Novanta. Dopo il 1996. E negli anni 2000 risale. Faticosamente. Al 4% nel 2006. Per impennarsi, dopo il 2008 e fino al 2010. Quando supera il 10%. E tocca il 12%, secondo i sondaggi degli ultimi mesi. La Lega fluttuante. Radicata, dal punto di vista organizzativo e dell’elettorato “fedele”, sale e scende sulla spinta degli elettori “infedeli”. Che la scelgono e la usano in base ai momenti. Per rivendicare e/o protestare. Perché è il sindacato del Nord e delle province produttive. Il partito del federalismo che garantisce meno tasse, più servizi, risorse e poteri. Non il contrario, come si comincia a temere. Di certo non è votata per difendere Silvio, i suoi interessi, le sue battaglie personali con i magistrati. 
Per questo il futuro della coalizione è difficile da decifrare. Perché Berlusconi, ormai, è prigioniero della propria sindrome autistica. Perché la Lega, senza Berlusconi, rischia di ritrovarsi fuori gioco. Lontana da Roma. Improduttiva. Un amplificatore dei disagi e del malessere che finisce ai margini della scena politica. Perché insieme a Silvio rischia di apparire schiava di Roma, alleata del Sud (unica zona dove il Pdl abbia mantenuto i suoi consensi). E poi è difficile fare la Lega “responsabile”. D’altronde, oggi, fare i “responsabili” accanto a Berlusconi, nel senso comune significa essere “reclutati”. Ma è difficile anche fare gli estremisti. Perché lo spazio estremo l’hanno occupato Berlusconi, La Russa, la stessa Moratti. Così la strategia della sineddoche di Berlusconi rischia di lasciare senza parole i due leader del Centrodestra. Bossi e Berlusconi. Non parlano, per ora. E parlarsi tra loro, in futuro, sarà  difficile.


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