L’Avana: sì ai viaggi all’estero per turismo

Fra le riforme approvate dall’ultimo Congresso del partito comunista cubano c’è una sorpresa: i viaggi per turismo all’estero saranno possibili per la prima volta dopo cinquant’anni. La normativa che impedisce ai cubani di lasciare liberamente il paese è una delle restrizioni più odiose e allo stesso tempo uno dei privilegi più ambiti della dittatura. È sufficiente l’esempio di decine di dissidenti che dopo aver ottenuto il visto d’ingresso da qualche paese europeo o americano si vedono negare il passaporto dalle autorità  dell’isola – come è accaduto alla blogger Yoani Sanchez, invitata all’estero per ricevere premi e riconoscimenti al suo lavoro – ; oppure l’esempio contrario, quello di numerosi figli della nomenclatura cubana o di alcuni privilegiati – artisti, sportivi e studenti universitari – che risiedono all’estero, entrando ed uscendo a piacimento dall’isola. Ora una delle 313 misure di riforma dell’economia approvate dal Congresso che si è svolto sull’isola fra il 16 e il 19 aprile, e divenute ufficiali ieri, recita così: «Verranno studiate le modalità  per consentire ai cubani viaggi all’estero come turisti». Il documento non scende nei dettagli ma il solo annuncio rappresenta una vera rivoluzione se la possibilità  di uscire liberamente dall’isola verrà  estesa a tutti i suoi abitanti.

I primi commenti dell’opposizione interna sono molto cauti. In un twitter Yoani Sanchez ha scritto: «Si parla di studiare la possibilità  dei viaggi all’estero. Credo che stiano cercando di prendere tempo, non toglieranno il permesso d’uscita». Però il giudizio dei dissidenti potrebbe essere troppo pessimista. La notizia arriva in un giorno infausto: gli oppositori politici accusano il governo per la morte di Juan Wilfredo Soto Garcia, un militante di 46 anni che sarebbe deceduto in conseguenza di un brutale pestaggio della polizia. L’ospedale nega e sostiene che Soto Garcia è morto di pancreatite, ma sulla vicenda è intervenuto il Dipartimento di Stato Usa esprimendo «molta preoccupazione» e altri dissidenti hanno deciso di iniziare uno sciopero della fame per protesta.
Fino ad ora nessuno poteva lasciare l’isola senza permesso e, se lo faceva, come le migliaia di profughi che hanno raggiunto la Florida, rischiava di perdere la nazionalità  e di non poter più ritornare sull’isola. Concedendo il passaporto a chiunque ne farà  richiesta il governo cubano sposta la questione nel campo di tutti quei governi che accusano Cuba di essere un regime illiberale ma che molto difficilmente saranno disposti a concedere visti d’ingresso ai cubani senza sufficienti garanzie. Primi fra tutti gli Stati Uniti che dando un visto rischiano di ritrovarsi con un rifugiato politico.
Oggi la procedura dei viaggi legali all’estero per i cubani è piuttosto complessa. L’autorizzazione della permanenza all’estero costa circa 110 euro ed è valida per trenta giorni. Ma può essere rinnovata, al costo di 40 euro ogni volta, fino ad un totale di undici mesi al termine dei quali il cittadino, se non torna in patria, può essere dichiarato «disertore», con tutte le conseguenze che questo comporta, a meno che non abbia buoni motivi per restare all’estero, magari un matrimonio o un incarico di lavoro. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Non ci sono solo le restrizioni di uscita dall’isola a rendere complicato il viaggio ma anche quelle che impone il paese di destinazione. Per venire in Italia, per esempio, un cubano deve avere qualcuno che garantisce per lui e che, non solo formalmente, ne diviene responsabile, anche penalmente.
La versione finale dei progetti di riforma economica approvati dal Congresso e pubblicati ieri contiene altre misure di forte impatto sociale. Tra queste la possibilità  di comprare e vendere le auto o le case ma anche di chiedere crediti bancari.


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