Libia, il naufragio che la Nato ignorò

L’Unità  ne aveva parlato per prima rompendo un silenzio (mediatico) assordante. Ora a rilanciare è The Guardian. «Decine di africani sono stati lasciati morire nel Mediterraneo dopo che unità  militari europee e della Nato hanno apparentemente ignorato le loro richieste di aiuto», scrive il quotidiano britannico. «Sos disperati e senza risposte nel Medi-
terraneo militarizzato» titolava l’Unità  il 7 aprile.
IL FATTO
Secondo la ricostruzione del Guardian, l’imbarcazione che trasportava 72 migranti, tra loro molte donne, bambini e rifugiati politici, ha avuto difficoltà  dopo la sua partenza dalla Libia per Lampedusa alla fine di marzo. Tutte le persone a bordo del barcone, tranne 11 due dei quali morti successivamente sono morti di sete e di fame dopo 16 giorni alla deriva. «Ogni giorno ci svegliavamo e trovavamo più corpi senza vita, li lasciavamo stare per 24 ore prima di gettarli in mare», racconta Abu Kurke, uno dei 9 sopravvissuti. «Alla fine non ci riconoscevamo più, tutti pregavano o morivano». Il Guardian ha appurato che la barca trasportava 72 immigrati ed era partita da Tripoli il 25 marzo. A bordo 47 etiopi, 7 nigeriani, 7 eritrei, 6 ghaniani e 5 sudanesi. Vi erano venti donne e due bambini piccoli, uno dei quali aveva appena un anno. Erano diretti a Lampedusa ma dopo 18 ore in mare si erano manifestati i primi problemi e l’imbarcazione aveva iniziato a perdere carbu-
rante. La barca, hanno ancora raccontato i sopravvissuti citati dal giornale aveva solo 20 litri di carburante ma per il capitano potevano farcela sino a Lampedusa. Un errore fatale: il 27 marzo ormai avevano perso la direzione, finito il carburante ed erano in balia delle correnti. Ad un certo punto, il 29 o 30 marzo, la nave è passata vicino ad una portaerei,
così vicino che sarebbe stato impossibile non vederla, ha riferito ancora uno dei sopravvissuti. Due caccia si sono levati in volo e avrebbero sorvolato bassi la barca, mentre i migranti indicavano i due bambini. Da allora in poi, nessun aiuto. Il Guardian riferisce di aver condotto un’indagine accurata per capire quale portaerei si trovasse in quel punto ed ha concluso che si dovrebbe trattare della francese «Charles de Gaulle». Inizialmente le autorità  navali francesi hanno negato che la portaerei si trovasse nella regione, in un secondo momento hanno preferito non commentare. I migranti hanno contattato tramite satellitare Mussie Zerai, sacerdote eritreo e fondatore dell’ong Habeshia,che a sua volta ha contattato la Guardia costiera dove lo hanno rassicurato sul fatto che l’allarme era stato lanciato e tutte le autoritaÌ€ competenti erano state avvisate.
L’ELICOTTERO
Poco dopo un elicottero con le insegne militari ha sorvolato l’imbarcazione che si trovava a 60 miglia da Tripoli circa e i piloti, che indossavano uniformi militari, hanno fatto scendere sulla barca acqua e biscotti avvertendo i passeggeri di mantenere la posizione in attesa dell’arrivo dei soccorsi. L’elicottero quindi si eÌ€ allontanato, ma non eÌ€ arrivata nessuna barca dei soccorsi. Nessun Paese al momento ha ammesso di aver inviato l’elicottero che ha preso contatto con i migranti. Un portavoce della Guardia Costiera italiana dice: «Abbiamo avvisato Malta che l’imbarcazione si stava dirigendo verso la loro zona di search and rescue ed abbiamo lanciato un allarme alle imbarcazioni in navigazione perché prestassero attenzione alla barca». Le autoritaÌ€ maltesi hanno negato ogni coinvolgimento con la barca, cosiÌ€ come la Nato. «Per 16 giorni 72 persone sono state abbandonate in mare. Oltre 60 sono morte. EÌ€ una storia crudele che noi vogliamo denunciare». CosiÌ€ don Zerai commenta a Radio 24. le rivelazioni del Guardian.
«EÌ€ una storia terribiledice Don Zerai, che per primo aveva denunciato la scomparsa dell’imbarcazione, denuncia rilanciata da l’UnitaÌ€ -. Quella gente ha chiesto aiuto, io stesso ho chiesto piuÌ€ volte che li si aiutasse, nessuno ha fatto niente per giorni e ora non puoÌ€ passare la logica dello scarica barile. Quanto accaduto eÌ€ un crimine. Si chiama omissione di soccorso. EÌ€ un crimine che non puoÌ€ rimanere impunito solo perché‚ le vittime sono migranti africani».
Sono almeno tre le imbarcazioni partite dalla Libia negli ultimi mesi con a bordo migranti dirette in Italia, ma che non sono mai arrivate: a riferirlo eÌ€ Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Su quelle carrette del mare c’erano almeno 800 persone. Di loro non si hanno notizie. E nessuno si chiede che fine abbiano fatto. Un richiamo alle responsabilitaÌ€ dell’Europa, che trova un autorevole sostenitore in Giorgio Napolitano: L’Ue «non eÌ€ riuscita a esprimere una posizione comune specie di fronte alla crisi libica», avverte il presidente della Repubblica, in un videomessaggio indirizzato al festival dell’Europa in corso a Firenze.


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