«Il capo era ancora lui. Da lì ordinava gli attacchi»

WASHINGTON — «Nessuno di noi ha mai creduto che Bin Laden fosse ormai soltanto un simbolo, un’icona del terrorismo islamico, la sua ispirazione. Bin Laden non ha comandato le operazioni di Al Qaeda per un paio d’anni subito dopo i bombardamenti in Afghanistan, quando fu costretto a porsi al riparo sulle montagne del Pakistan. Ma verso il 2003 ha ripreso le redini della sua organizzazione, e il suo vice Al Zahawiri ne è stato il portavoce. I proclami e gli attentati di Al Qaeda sono opera sua. Dalla villa presso Islamabad, Bin Laden ha diretto i suoi uomini con mano ferma. L’unica differenza rispetto al passato è stata la lentezza con cui ha trasmesso gli ordini: due settimane, perché ha dovuto ricorrere ai suoi corrieri di fiducia, non potendo usare il computer né il telefono per non tradire il suo nascondiglio» . Vincent Cannistraro, l’ex direttore dell’antiterrorismo della Cia, va ancora oltre. «Nell’archivio di Bin Laden, la Cia ha trovato direttive e piani contro cui è già  intervenuta. Ha nelle sue mani istruzioni da lui inviate alle cellule di Al Qaeda in alcuni Paesi. Ha nomi di nuovi leader e seguaci. Anche il Pentagono si sta muovendo con urgenza. Ciò che si è scoperto è tanto importante quanto l’uccisione di Bin Laden. L’America sferrerà  duri colpi al terrorismo» . Cannistraro, che negli anni Ottanta lavorò per la Cia in Italia, e negli anni Novanta fu distaccato alla Casa Bianca, aggiunge che ci sarà  un «repulisti» nei servizi segreti e nelle forze armate pachistani, «dove qualcuno ha aiutato Bin Laden» . Ma il leader di Al Qaeda non era ammalato ed emarginato? «È uno dei tanti falsi miti che lo circondavano. Bin Laden non ha mai avuto bisogno di dialisi, come hanno scritto i giornali. Fu avvelenato dai servizi segreti sauditi negli anni Novanta ma sopravvisse e guarì completamente. Nella sua villa in Pakistan non ha potuto ospitare guardie del corpo, aiutanti ecc. per non destare sospetti, era privo praticamente di un apparato di sicurezza. Ma si è sempre mantenuto in stretto contatto con l’intera organizzazione, sia pure con tempi più lunghi, come ho detto» . La Cia e il Pentagono pubblicheranno altri video o documenti sulla attività  terroristica di Bin Laden? «È possibile, è bene che il mondo sappia che meditava altre stragi dopo quelle delle Torri Gemelle di Manhattan del 2001. Credo che la Cia e il Pentagono abbiano già  segnalato ai nostri più fidi alleati il contenuto delle parti del suo archivio che li riguardano direttamente. L’America non era il solo Paese nel mirino. Nei suoi progetti il 2011 sarebbe stato un anno drammatico per tutti noi» . È certo della complicità  di qualche 007 o militare pachistano nella sparizione di Bin Laden dopo il 2001? «Sì. La Cia sa già  di chi si tratta e ha chiesto che ne rispondano alla giustizia. Ignoro se siano ex membri dei servizi segreti e delle forze armate o membri attivi. Ma tra i primi io ne conobbi personalmente uno, Ahmed Guld, dello spionaggio militare. Negli anni Novanta feci la spola per conto della Casa Bianca tra Washington e Islamabad, e mi resi conto delle sue simpatie per gli estremisti islamici» . Crede che il Pakistan prenderà  misure contro costoro? «Spero di sì. Ufficialmente, il Pakistan denuncia la nostra violazione della sua sovranità  con il raid clandestino della Navy Seal. Ma dietro le quinte ci fa capire che non vuole guastare i rapporti con noi. Ci aspettiamo una purga di agenti dell’Isi e di ufficiali dell’esercito per complicità  o negligenza. Le proteste pachistane sono una facciata, celano un imbarazzo enorme. Penso che il governo sia stato colto di sorpresa, come la grande maggioranza della popolazione» . E Washington? Salvaguarderà  i rapporti con Islamabad? «Per noi apprendere che Bin Laden era ospite di un Paese alleato è stato un trauma. Per un decennio il leader di Al Qaeda ha rappresentato il pericolo più grave per la nostra sicurezza e quella dell’Europa, e per la stabilità  dell’Asia centrale del Medio Oriente e del Golfo Persico. Ma noi abbiamo bisogno dell’appoggio del Pakistan per sconfiggere o contenere efficacemente il terrorismo e per proteggere l’Afghanistan. Confido che supereremo anche questa crisi» . Un’ultima domanda: quali saranno a suo parere le ripercussioni della morte di Bin Laden sul conflitto afghano? «È sbagliato pensare che il terrorismo diminuirà  e che i talebani ne prenderanno le distanze. Mi aspetto anzi una serie di offensive, proprio nel nome del leader di Al Qaeda, che però non avranno grande effetto. Anche qui, più tardi, il Pakistan potrebbe aiutarci a pacificare il Paese e a disimpegnarci gradualmente. Ma ci vorrà  tempo per chiudere un’epoca e per incominciarne un’altra» . 


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