Napolitano e Bossi difendono i giudici Berlusconi: contro di me guerra civile

ROMA – Scendono in campo in difesa dei giudici. Napolitano ne parla in un articolo scritto per ricordare le vittime del terrorismo, «no alla rottura di ogni legalità ». E anche Bossi prende le distanze da Berlusconi: «Per me i giudici non sono un cancro». Il tutto mentre il Cavaliere torna a lanciare un attacco frontale: «I pm usano il diritto per colpirmi. E’ terrificante siamo in una guerra civile scatenata contro di me dalla sinistra. Sì, lo ripeto: loro sono un cancro ma mi riferivo ai pubblici ministeri di Milano non ai giudici, davanti ai quali anzi le accuse che mi vengono rivolte non hanno poi trovato rispondenza». E poi un nuovo affondo diretto al presidente della Repubblica: «Il premier non ha potere. Il Consiglio dei ministri fa una legge, che va capo dello Stato, che poi interviene sempre per correggere questa o quella cosa». Berlusconi scatenato, in comizio ad Olbia, e in rotta di collisione con gli altri due vertici dello Stato. Il premier alza ancora il tiro infatti proprio nel giorno in cui il capo dello Stato e il presidente della Camera, in risposta ai ripetuti assalti, elogiano e rivendicano il ruolo essenziale dei giudici. Ma non solo. Bossi prende le distanze dall’attacco di Berlusconi alle toghe: «Un cancro? Chiedetelo a lui. Per me non sono quella roba lì. Penso che ogni tanto c’è qualcuno che rompe le scatole, però non sono tutti uguali». 

Giorgio Napolitano si fa sentire con un intervento scritto per un libro del Csm in omaggio ai magistrati caduti: «No alla violenza e alla rottura della legalità  in qualsiasi forma: è un imperativo da non trascurare in nessun momento». Con un grande riconoscimento alla funzione essenziale e al coraggio dei magistrati «contro minacce e prevaricazioni». Sono parole che il capo dello Stato rafforzerà  stamattina nel suo discorso al Quirinale, in occasione della Giornata della Memoria che quest’anno ha voluto dedicare ai giudici vittime del terrorismo (in risposta anche a quei manifesti del Pdl a Milano, «Via le Br dalla Procura» che Napolitano ha bollato come «ignobile provocazione»). 
Netta la presa di posizione anche del vicepresidente del Csm Michele Vietti: «La giustizia è amministrata dai giudici e ad essi e alla loro funzione si deve rispetto». Dal presidente della Camera Fini arriva invece una replica diretta a Berlusconi: «Non riesco a pensare che il presidente del Consiglio possa delegittimare la magistratura, un’istituzione dello Stato, che non può essere considerata un nemico. Non si rende conto dell’errore che commette, anche se per ragioni note». Berlusconi però va giù pesante contro l’ex alleato, torna ad attaccarlo. «Ce ne siamo liberati. Il signor Fini in tutti questi anni ci ha sempre detto “no” e poi abbiamo capito che aveva un patto con i magistrati». E il premier insiste nell’evocare la guerra civile, «mai in Italia si è verificata una stagione con una vita politica all’insegna degli insulti e delle calunnie di cui sono oggetto». Torna ad accusare la Consulta di essere «di sinistra» e di «abrogare tutte le nostre leggi». 
Per Giorgio Napolitano, come ha scritto nella prefazione del libro-omaggio ai magistrati “Nel loro nome” che stamane viene presentato al Colle, dagli uomini di legge e dal loro sacrificio è venuto un contributo determinante per poter resistere all’ondata terroristica e averne ragione. Un imperativo che non va dimenticato, ricorda il presidente della Repubblica, soprattutto nella lotta contro la criminalità  organizzata, ma più in generale «in funzione di uno sviluppo economico, politico e civile degno delle tradizioni democratiche». Senza cali di tensione, come chiede Vietti, ricordando che «la magistratura ha conosciuto il sacrificio dei suoi eroi, pagando un elevato tributo di sangue».

 


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