“La Moratti è solo una bottegaia ma ora il vento sta per cambiare”

MILANO – Sul palco di piazza Duomo, venerdì sera, davanti ai 40mila del concerto di Vecchioni per Pisapia, è salito anche lui. Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia, esponente storico della Dc e ora promotore del comitato “per il 51 per cento”. «Ne ho viste tante di piazze elettorali – racconta – mai nessuna così impressionante».

Cosa significa tutta questa partecipazione?
«In politica ho imparato a non fidarmi sempre delle piazze, ma questa volta percepisco qualcosa di diverso. Col nostro comitato, per esempio, abbiamo aggregato una borghesia di solito abbottonata sul proprio voto (ma più propensa verso il centrodestra) che ora è disponibile a liberarsi dal tappo costituito da questa amministrazione».
Il suo giudizio sulla giunta Moratti non è certo lusinghiero.
«Milano ha perso cinque anni di sviluppo per insensibilità , più che insipienza, per uno sguardo rivolto agli interessi personali e non a quelli generali. È un errore tipico della parte peggiore di Milano».
Qual è questa parte?
«Milano ha due anime: quella della bottega – conservatrice, se non reazionaria – e quella delle Cinque Giornate, dell’impegno. Nella sua pochezza la Moratti non si è accorta che nel suo programma non c’è nulla che guardi al futuro. È una visione da bottega, appunto: lei controlla se gli stock della merce sono completi, se c’è la farina in dispensa, ma non pensa a nulla di nuovo».
Le potrebbero rispondere: c’è l’Expo, per il futuro.
«L’Expo era una grande occasione, l’hanno trasformata in una questione di alberghi. Si doveva pensare a nutrire il pianeta, ci si sbrana sui terreni. È l’altro errore della Moratti, sintomo della sua e della loro modestia culturale: per lei Milano è solo il comune, mentre può essere la capitale del Sud Europa, una grande glocal city».
Per questo ha scelto nettamente Pisapia?
«Lui è l’antidoto a tutto questo, perché non si propone come demiurgo. Ha capito che per cambiare Milano bisogna realizzare un blocco sociale realmente nuovo, che prescinde da schemi partitici e di classe. Così ha convinto la parte illuminata della borghesia, e anche i cattolici».
Berlusconi ha detto che a Milano bisogna vincere.
«Se il premier perderà  sarà  perché non ha capito Milano, che quando respira, respira in grande. Lo slogan di Pisapia è: il vento cambia davvero. E qui mi sembra sia arrivato un maestrale, di quelli che pulisce davvero».


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