Sul web la base rompe il tabù “Silvio pensa solo ai fatti suoi”

ROMA – Il commento più insultante, quello di Luca: «Dimettiti, porco». Quello più violento lo scrive Riccardo: «Fatti processare…le patrie galere ti aspettano». Il più ironico? Di Roberto: «Volete sapere qual è la ciliegina sulla torta? Il comune di Arcore è andato al centro sinistra… buuuuhhh…. ah …ah …ah». Quello, solo in apparenza, più garbato lo lascia Giuseppe: «Caro Presidente, ora forse capirai che la gente non vuole saperne più dei tuoi vizi e delle tue beghe, vuole un governo che governi e che faccia le cose». In una situazione così, praticamente inevitabile che ci scappi più di un insulto. Come quello di Roberto: «Signor presidente, mi duole dirglielo, ma stavolta è lei che lo a preso nel …».

Facebook, la pagina di Silvio Berlusconi. Dove alle 20 compare il suo commento ufficiale, «abbiamo perso, è evidente, ma sono un combattente e ogni volta che perdo io triplico le forze». E lì, come nello “Spazio azzurro” nel sito del Pdl, o in quelli del Giornale e di Libero, o dentro Tocqueville, esplodono la delusione e la frustrazione. Le ritrovi accanto alla protesta per la batosta di Milano e di Napoli. Certo, ci sono sempre i soliti «Silvio sei grande», ma la critica è profonda, motivata, irritata. La presa di distanze dal partito pure.
Su Spazio azzurro scrive tal Destrorso: «Io sono di destra, ma ho votato Pisapia. Perché sono stanco di vedere sempre i disonesti che passano davanti agli onesti. Il partito è da rifondare». Va peggio con Elettore pentito: «Non ho mai votato a sinistra, ma mai come in questo periodo mi sono sentito così poco rappresentato dal Pdl. Occorreva agire e fare. Non vociare e denigrare». Giovanni liquida Berlusconi brutalmente: «Spero che abbia imparato la lezione, per dieci anni l’ho votato, ma adesso basta. Un moderato non può votare chi vuole dividere l’Italia».
Il web è impietoso. Lì, protetto dall’anonimato e garantito da uno pseudonimo e da una mail di copertura, anche il fan del centrodestra può sfogare la sua collera contro il premier. Gli scrive Roberto su Facebook: «Vai Silvio vai…. È l’inizio della tua fine. Vai, Silvio, fai come il tuo vecchio amico, vai ad Hammamet… Ma attento, lui era comunque un gran politico, tu non sei niente».Va peggio con Luca: «Silvio, vai dal tuo amico Gheddafi, vagli a baciare la mano, e restaci in Libia».
La tanto declamata riforma della giustizia, i tanti attacchi ai giudici, si ritorcono contro Berlusconi. Scrive Marco all’indirizzo di Berlusconi sul più noto social network: «Sono 17 anni che l’unica riforma che gli interessa è quella della giustizia. E se guardate su Google vedrete quante volte l’ha annunciata. Risultato? Stiamo ancora aspettando… La gente non ti crede più». Non uno, ma decine di post, tutti critici sull’ossessione giudiziaria del Cavaliere. Ecco Bardulos: «Silvio, è arrivata l’ora di mettere da parte la rabbia verso i magistrati e di pensare alle riforme…». A ruota segue Alessandro: «Bisogna fare il mea culpa… Non si può condurre una campagna elettorale solo sullo scontro con i giudici, anche se vero, è ormai un minestrone riscaldato…».
Perfino chi si sfoga sul Giornale non ha remore. Come Giovanni, autore di un’analisi impietosa: «Il centrodestra perde perché la gente, pure quella di centrodestra, è stanca di bunga bunga, di tirare la cinghia, dell’intervento in Libia, delle promesse non mantenute, di vedere candidati inadeguati, di liti tra i partiti, della sanatoria concessa a 27mila clandestini, dell’accoglienza ai falsi profughi del Nord Africa, di tagli nelle scuola». Per chiudere esasperato: «O il centrodestra si sveglia o la gente voterà  a sinistra alle prossime politiche, e preferirà  l’originale alla copia». Fini è costantemente indicato come il “nemico”. Scrive Rich: «Lui e Casini? Due infami. Dal Msi adesso dà  i voti ai comunisti. Vergognati verme».
Il Pdl, i suoi dirigenti, sono tutti sotto schiaffo pesante. Contestati in casa propria. Giovanni analizza: «Un partito guidato da persone impresentabili». Ancora un altro Giovanni: «Non è Bondi che si doveva dimettere, ma Verdini doveva essere cacciato da tempo. Vogliamo facce pulite, gente onesta, altrimenti perderemo anche alle prossime, vicine, elezioni». Esasperato Remo: «Apri gli occhi, presidente, guarda chi ti circonda». Da Napoli il commento di un deluso: «Per vincere dovevate buttare fuori i camorristi. Avete salvato Cosentino dalla galera? E questi sono i risultati».

 


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