Atene vara l’austerity da 78 miliardi sospiro di sollievo di Eurolandia

MILANO – Atene non tradisce (almeno per ora) l’Europa. Il parlamento greco ha votato ieri un primo sì al piano di tagli da 28 miliardi messo a punto dal governo Papandreou, un passaggio fondamentale per sbloccare gli aiuti internazionali necessari ad evitare il crac del paese. Il via libera ha messo le ali alle Borse continentali che hanno tutte chiuso la seduta con consistenti rialzi.
Unica eccezione all’euforia di giornata proprio il mercato di Atene, salito solo marginalmente per il timore che il successo di ieri non basti ad evitare il default. Il centro della capitale ellenica – tra l’altro – è stato di nuovo teatro di un’altra giornata di proteste e scontri. Frange marginali dei cortei convocati dai sindacati nel secondo giorno di sciopero generale hanno assaltato il ministero delle Finanze in piazza Syntagma, dando fuoco a un ufficio postale. Le forze dell’ordine (il governo ha schierato 5mila poliziotti) hanno risposto per tutta la giornata con gas lacrimogeni. Il bilancio finale è stato di una novantina di feriti e una quarantina di arresti.
L’Europa tira, comunque, un primo sospiro di sollievo. Un “no” all’austerity avrebbe innescato in tempo reale il default della Grecia, scatenando il caos sui mercati finanziari. La maggioranza di Papandreou (155 voti su 300) ha retto invece meglio del previsto, registrando una defezione ma incassando il sì di un deputato dell’opposizione di Nea Demokratia. La prova del nove sulla solidità  dell’esecutivo arriverà  però a stretto giro di posta già  oggi: sui banchi del Parlamento arrivano infatti per l’approvazione i decreti attuativi dei provvedimenti votati ieri. E secondo diversi osservatori questo voto sarebbe a più alto rischio di bocciatura.
A creare crisi di coscienza tra i deputati della maggioranza socialista sono gli interventi lacrime e sangue previsti dal nuovo piano: per risparmiare 28 miliardi in cinque anni il governo ha alzato le tasse sul gas da riscaldamento e abbassato le soglie di esenzione fiscale, ha bloccato il turnover del pubblico impiego tagliando benefit in busta paga pari – secondo il sindacato – al 20% del totale. Tagli pesanti sono previsti pure per la sanità , le pensioni e gli investimenti pubblici. Sul fronte delle entrate, invece, è previsto un piano di privatizzazioni da 50 miliardi.
Dopo il secondo via libera previsto per oggi, la palla passerà  nel campo dell’Europa. Nel fine settimana l’Eurogruppo dovrebbe sbloccare la tranche di aiuti da 12 miliardi fondamentale per rinnovare i titoli di stato in scadenza a luglio e agosto e parte del piano da 110 miliardi approvato con Bce e Fmi lo scorso anno. Subito dopo però (presumibilmente verso metà  luglio) la comunità  internazionale si incontrerà  per lanciare ad Atene un nuovo salvagente miliardario, necessario per dribblare il crac dopo che la Grecia – causa Pil in picchiata ed entrate fiscali al palo – non è riuscito a rispettare gli obiettivi di bilancio fissati per il 2010-2011. Il meccanismo di questo piano bis è allo studio in questi giorni e prevede, oltre a 50 miliardi di nuovi finanziamenti di Ue, Fondo monetario e Banca centrale europea una partecipazione “volontaria” (ma non troppo) dei privati. Le banche europee, esposte per 123 miliardi con il paese, avrebbero accettato di rinnovare i prestiti in scadenza fino al 2014 sostituendoli con titoli trentennali e bond garantiti dal fondo salva-stati. Una ristrutturazione del debito “mascherata” che rischia di finire sotto la lente delle compagnie di rating per la possibile dichiarazione di default.


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