Bruxelles frena sul taglio delle tasse “L’Italia pensi a ridurre il debito”

BRUXELLES – Considerando il debito che quest’anno arriverà  al 120% e il precario andamento dei conti pubblici, l’Italia non ha alcun margine per ridurre la pressione fiscale ma deve anzi «destinare all’accelerazione della riduzione del deficit e del debito ogni risorsa di bilancio che dovesse rendersi disponibile». Inoltre, se il piano di risanamento delle finanze «è credibile» fino al 2012, il governo deve presentare «entro ottobre» un pacchetto di misure che consentano di conseguire gli obiettivi per il biennio 2013- 2014, anno in cui, secondo le previsioni presentate da Tremonti, si dovrebbe raggiungere un sostanziale pareggio di bilancio con un deficit dello 0,2 per cento. E’ questo, in sintesi, il messaggio più importante contenuto nelle «raccomandazioni» sulla strategia di politica economica che la Commissione ha inviato ieri all’Italia e agli altri membri dell’Ue.
Per quanto riguarda il nostro Paese, il diktat di Bruxelles taglia corto al dibattito in corso nella maggioranza di governo sull’opportunità  o meno di allentare la linea di rigore economico voluta dal ministro Tremonti. Non solo non ci può essere nessun allentamento del rigore, dice la Commissione, ma «occorrerà  tenersi pronti a intervenire con manovre correttive» in caso di deviazione degli obiettivi fissati per i prossimi due anni, e indicare subito le ulteriori misure necessarie per centrare il pareggio nel 2014. La Commissione inoltre chiede al governo di fissare «tetti vincolanti sulla spesa» e di provvedere «al miglioramento del monitoraggio delle amministrazioni pubbliche».
Le raccomandazioni europee sono uno dei nuovi strumenti messi a punto nel quadro della riforma della governance della Ue varata a seguito della crisi economica degli ultimi anni. E’ la prima volta, infatti, che Bruxelles invia pubblicamente dettagliate indicazioni sulla strategia che ciascun Paese dovrà  seguire in politica economica. Anche se non sono formalmente obbligatorie, i governi che dovessero discostarsi dalle direttive di Bruxelles subirebbero pubblici richiami e si esporrebbero quindi alle sanzioni immediate da parte dei mercati prima ancora che da parte dell’Unione europea. In questo senso, l’invito al rigore che ci arriva dall’Europa suona più come un ordine che come un suggerimento.
Ma il rigore non basta. Oltre alla precarietà  dei conti, l’Italia è afflitta anche da un grave problema strutturale di debolezza della crescita economica, che si riflette negativamente non solo sulle entrate fiscali, ma anche sulla competitività  complessiva del Paese. Per questo il governo deve varare urgentemente una serie di riforme per rilanciare la crescita: in primo luogo, dice Bruxelles, è necessario un migliore utilizzo dei fondi strutturali europei per colmare il divario Nord-Sud. Poi è necessario favorire l’occupazione delle donne e dei giovani, che in Italia è molto al di sotto della media europea. Infine occorre liberalizzare il settore dei servizi e delle professioni, e facilitare i finanziamenti a ricerca e innovazione.

 


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