Con i 18 mesi nei Cie la situazione sarà  ingovernabile

Non sembrano neppure garantite le procedure che la direttiva prevede nel caso di trattenimento amministrativo, soprattutto per quanto concerne la convalida della proroga del trattamento nei Cie. Si corre ancora il rischio di trattenimenti sommari e di convalide «collettive» delle misure di trattenimento senza motivazioni individuali, come successo nei giorni scorsi a Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, in palese contrasto con i diritti di difesa riconosciuti dall’art. 24 della Costituzione italiana.
Preoccupa soprattutto, in un momento nel quale il ministro Frattini annuncia nuovi accordi di respingimento e di riammissione, il mantenimento di fatto, al di là  del parziale riconoscimento del rimpatrio volontario, di un sistema che si basa nella maggior parte dei casi proprio sul «normale accompagnamento forzato» in frontiera degli immigrati irregolari e sul loro trattenimento, addirittura fino a 18 mesi, in strutture come i Cie che non garantiscono il rispetto dei diritti fondamentali, del diritto di difesa, del diritto ad un controllo effettivo del magistrato in coerenza con l’art. 13.
Il prolungamento a 18 mesi della detenzione amministrativa non comporterà  una maggiore effettività  delle procedure di allontamento forzato, renderà  invece ingovernabili strutture nelle quali già  oggi si moltiplicano tentativi di fuga, atti di autolesionismo, con operazioni di repressione delle proteste che appaiono configurare quei «trattamenti sommari e/o degradanti» vietati dall’art. 3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo.


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