Dopo Google e Amazon, anche Apple lancia la memoria esterna

NEW YORK – Finiremo tutti con la testa tra le nuvole. Ma sarà  la nostra salvezza: tecnologica. Faremo una foto con l’iPhone e la ripescheremo sul Mac. Scriveremo un appunto a casa e lo ritroveremo sulla scrivania del pc in ufficio. Compreremo la canzone intercettata al bar e la ascolteremo sullo stereo del salotto. Tutto grazie al “cloud”, la nuvoletta. Anzi all’iCloud, come Apple ha ribattezzato – con la “i” che dall’iPod all’iPhone etichetta i suoi prodotti – l’archivio virtuale per tutti.

Steve Jobs riemerge dal ritiro per malattia per annunciare a San Francisco l’ultima rivoluzione. L’uomo che aveva sfidato Bill Gates, l’innovatore che aveva disegnato il computer dal volto umano, con le finestrelle e l’interfaccia grafica invece dei numeri senz’anima, muove adesso all’attacco dell’ultima Bastiglia. Il computer diventerà  uno strumento come gli altri, dice Jobs, non sarà  più centrale. Questo sistema ha funzionato per dieci anni, tutto finiva lì dentro, musica, foto, video: «Ma tenere sincronizzati tutti i nostri apparecchi ci faceva uscire pazzi».
Adesso, invece, «Apple ha una grande soluzione: portare il centro, l’hub, sulla nuvola». Come funziona? iCloud permette di salvare i nostri archivi appunto sulle nuvole, cioè tre potentissimi cervelloni per cui Apple ha già  speso mezzo miliardo di dollari. «Ma la nuvola è molto più che un hard disk in cielo», dice Jobs. La parola magica è sincronizzazione. E velocità . Già  adesso, per esempio, Amazon e Google, che ha lanciato una versione sperimentale, permettono di archiviare la musica online, e ascoltarla quindi a casa, sul lavoro, in viaggio, sintonizzandosi sul web. Il problema, però, è che per “traghettare” sul web – è il verbo che usa Jobs – una intera biblioteca possono passare giorni. iTunes in the Cloud, invece, non trasferisce niente.
Il servizio “scan and match” permette di leggere il nostro archivio e confrontarlo con i 18 milioni di canzoni già  presenti nel negozio virtuale della Mela, iTunes appunto. Grazie a un accordo con le multinazionali della musica – dalla Sony alla Universal – Apple dà  la possibilità  di accedere al proprio megarchivio. In parole povere: il disco che gira su quel giradischi particolare che è il computer non è il nostro, ma quello conservato nell’archivio di iTunes. Prezzo: 25 dollari all’anno.
Ma non c’è solo musica. iCloud Backup consente di salvare tutti i contenuti (video, foto) sui diversi apparecchi Apple contemporaneamente: dal Mac all’iPhone passando dall’iPad. ICloud storage permette invece di salvare in automatico i documenti: cominciamo a scrivere una lettera sull’iPad e ce lo ritroviamo sul Mac. E poi Photostream: la foto scattata con l’iPhone finisce già  sul Mac. Tutto online: liberando spazio e memoria su computer e telefonini. Liberando soprattutto la nostra vita: addio cavi e fili. Da quando? Il lancio avverrà  in autunno, ma la “nuvola” di iTunes sarà  disponibile negli Usa da subito. Gli esperti dicono che è una rivoluzione vera: Apple, come ha sempre fatto, semplifica la tecnologia – ieri ha presentato anche i nuovi sistemi operativi per computer e telefonini – portando un concetto astruso come il cloud alla portata di tutti.
Ma allora perché Wall Street reagisce punendola? La buona notizia era già  nota – e il titolo era infatti salito. Ma il mercato si aspetta sempre più. iCloud, per esempio, non comprende l’atteso servizio di streaming. Continueremo cioè a comprare le canzoni, non potremo abbonarci – come si fa con Rhapsody e Napster – per ascoltare quello che vogliamo. Qui, l’accordo con le case discografiche sarebbe stato troppo oneroso. E Apple potrà  anche avere la testa tra le nuvole: ma ha i piedi saldamente puntati per terra.

 


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