Due anni dopo la città  ricorda i suoi morti

by Sergio Segio | 30 Giugno 2011 7:13

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Due anni dopo, Viareggio ricorda commossa i suoi 32 morti, le decine di feriti che porteranno addosso per sempre i segni delle ustioni, le devastazioni di via Ponchielli e di via Porta Pietrasanta. Unica, seppur piccola, consolazione, il fatto che l’inchiesta sulla strage ferroviaria è in dirittura di arrivo: oggi nelle officine Lucchini di Lovere nel bergamasco c’è l’ultimo atto dell’incidente probatorio. «Verranno consegnati i risultati delle analisi effettuate da parte dei tecnici della Lucchini», spiega Daniela Rombi. Per cercare di chiarire che cosa accadde alle 23.48 del 29 giugno 2009, quando all’altezza della stazione deragliò un treno merci che trasportava cisterne cariche di gpl, a causa della rottura dell’assile del primo vagone. Proprio da quel carro-cisterna fuoriuscì il gas propano liquido che pochi minuti dopo esplose, bruciando vite umane e un pezzo di città  in un enorme incendio, domato dopo molte ore dai vigili del fuoco a prezzo di grandi rischi e fatiche.
Il lavoro dei tecnici, degli investigatori della Polfer e della procura di Lucca ha già  portato ad alcune certezze. L’asse ferroviario, per i periti del gip Simone Silvestri, era un rottame corroso dalla ruggine e destinato a spezzarsi, malamente coperto da strati di vernice. Mentre lo squarcio sulla cisterna, a giudizio non solo dei familiari delle vittime, appare provocato da un picchetto di regolazione delle curve e non da uno scambio, elemento irrinunciabile della rete ferroviaria a differenza dei già  rottamati o rottamandi picchetti. Così l’incidente probatorio sta indicando che non fu la fatalità  a uccidere e ferire, ma l’incuria degli uomini.
Nel pomeriggio si sono riuniti al palasport i familiari delle vittime di alcune tragedie italiane. Con l’obiettivo di costituire una «rete» di denuncia e mobilitazione. Insieme ai due comitati nati dopo la strage ferroviaria (Il mondo che vorrei e l’Assemblea 29 giugno), c’erano i familiari delle vittime del terremoto dell’Aquila e di San Giuliano di Puglia, del disastro aereo di Linate e di Casalecchio di Reno, dei roghi della Thyssen Krupp e del traghetto Moby Prince. In serata corteo fino a via Ponchielli. Aspettando notizie da Lovere che confermino i mancati controlli sul carro cisterna da parte della multinazionale proprietaria Gatx, dalle Officine Jungenthal di Amburgo e dalla Cima Riparazioni di Mantova, fiduciaria del gruppo Fs. Gruppo che da parte sua è sotto accusa per lo squarcio nella cisterna, se sarà  confermato che a provocarlo è stato un picchetto e non un pezzo di scambio ferroviario.

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