Il 2010 anno nero per i rifugiati

Già  la scelta dell’Italia per la presentazione del rapporto annuale non sembra casuale: è la prima volta che accade e, nel linguaggio a volte cifrato della diplomazia internazionale, vuol dire che il nostro paese, ancora una volta, è sotto osservazione per le politiche di accoglienza [anzi, di non-accoglienza] verso i rifugiati. Del resto, l’Unhcr attraverso il suo portavoce in Italia Laura Boldrini aveva criticato la politica dei respingimenti in mare fin dal primo giorno.
Guterres ha usato la conferenza stampa di Roma per lanciare due appelli: «Innanzi tutto voglio dire a tutti i paesi che bisogna tenere le frontiere aperte ai rifugiati». Di nuovo, un messaggio diretto all’Italia e agli altri paesi europei, preoccupati per un flusso di persone che, a confronto con le centinaia di migliaia di rifugiati che trovano ospitalità  nei paesi del sud del mondo appare del tutto irrisorio. L’esempio scelto da Guterres, di nuovo, tutto sembra tranne che casuale: «Dall’esplosione della crisi in Libia, circa un milione di persone ha attraversato le frontiere terresti con Egitto e Tunisia eppure quei paesi, alle prese con i propri problemi legati alla transizione democratica, non hanno chiuso le frontiere. In Italia – ha aggiunto l’ex premier portoghese – è arrivato meno del 2 per cento dei rifugiati ospitati in Tunisia e in Egitto». Più chiaro di così.

Guterres ha elogiato sia la Guardia Costiera italiana che gli abitanti di Lampedusa, «per il grande esempio di accoglienza e attenzione ai diritti dei rifugiati e dei migranti», ma ha ribadito che l’Italia ha ancora moltissima strada da fare per mettersi almeno in linea con gli altri paesi europei. A leggere i dati del rapporto 2010 si capisce perchè: l’Italia ospita circa 57 mila rifugiati e profughi, una media di meno di uno ogni mille abitanti. La Gran Bretagna, per fare un paragone, ne ha 4 ogni mille abitanti, la Germania 7 e la Svezia 9.

«Il secondo appello che voglio fare è ai paesi ricchi, quelli del nord del mondo: serve il loro aiuto per le politiche di reinsediamento e per evitare che i paesi del sud siano lasciati soli a gestire il più alto numero di rifugiati da mezzo secolo a questa parte», ha aggiunto Guterres. I numeri del rapporto parlano chiaro: i quattro quindi dei quasi quaranta milioni di rifugiati e sfollati interni di cui si fa carico l’Unhcr sono «accolti» in paesi del sud del mondo. La stessa cosa vale per le richieste di asilo. Il paese che nel 2010 ne ha avute di più è il Sudafrica, con 180 mila; mentre i più richiesti tra i paesi occidentali, Stati uniti e Francia, non arrivano a un quarto di quella cifra. «C’è la percezione diffusa nel nord del mondo che tutti i rifugiati puntino ad andare lì, ma i nostri dati dicono che non è vero», ha spiegato Guterres. Quanto alle politiche di reinsediamento, di nuovo, un esempio nordafricano: «Ci sono 3.500 rifugiati somali ed eritrei bloccati ai confini della Libia con Egitto e Tunisia. Non possono essere rimandati nei loro paesi d’origine e stiamo lavorando per la loro accoglienza altrove. L’Unione europea ha deciso di accoglierne 900». Una cifra decisamente insufficiente.

Il 2010 è stato un anno di record negativi per i rifugiati nel mondo. Oggi sono oltre 43 milioni le persone in fuga da guerre e crisi: ai rifugiati di cui si occupa l’Unhcr, infatti, bisogna aggiungere quasi cinque milioni di profughi e rifugiati palestinesi, in carico a un’altra agenzia dell’Onu, l’Unrwa. «Il numero dei rifugiati nel mondo ha raggiunto la cifra più alta da mezzo secolo a questa parte – ha avvertito Guterres – E questo per due ragioni fondamentali: si sono aperte nuove crisi internazionali, come quelle in Libia, in Yemen, in Siria, in Costa d’Avorio, mentre antiche crisi e guerre non accennano a finire, come in Afghanistan, in Iraq, in Congo, in Somalia, e nuove crisi rischiano di esplodere, come in Sud Sudan». Non solo, il 2010 è stato anche un anno record per i rifugiati di lungo periodo, quelli che si trovano in condizione di profughi da più di cinque anni: sono ormai oltre 7 milioni. Mentre anche nel 2010 si è confermata la tendenza negativa del 2009 per quanto riguarda i rientri in condizioni di sicurezza: «Fino al 2009 siamo stati in grado di far rientrare nei propri paesi in condizioni di sicurezza circa un milione di persone ogni anno – ha detto Guterres – Nel 2009 sono state 240 mila mentre nel 2010 siamo scesi sotto le 200 mila persone». Un dato che dipende, di nuovo, dal fatto che alcuni paesi «produttori di rifugiati» non trovano un assetto che consente di organizzare dei rimpatri ordinati e soprattutto durevoli. Il record assoluto, tra i profughi assistiti dall’Unhcr, è degli afgani, al momento la popolazione di rifugiati più numerosa, con oltre tre milioni di persone sparse tra Iran e Pakistan: alcuni sono rifugiati ormai dal 1979, anno dell’invasione sovietica del paese asiatico.

«Un rifugiato senza speranza è troppo – ha detto Guterres riprendendo lo slogan ufficiale della edizione 2011 della giornata mondiale dei rifugiati – Ed è per questo che chiediamo ai paesi che ne hanno la possibilità  di non lasciare solo chi fugge dai conflitti. In Costa d’Avorio ho visto villaggi che offrivano ai rifugiati le scorte di riso destinate alla semina per la nuova stagione; nel sud della Tunisia ho conosciuto una famiglia che da due mesi ospita una famiglia di profughi libici. Sono cose che scaldano il cuore e fanno rinascere la speranza per l’umanità , ma sono anche storie che mostrano quanto ci sia bisogno di aiuto per una politica più ampia che garantisca protezione e diritti a chi è costretto a scappare».


Related Articles

Decreto sicurezza. Il governo della paura e del razzismo

L’astuzia di Salvini consiste precisamente nel dare concretezza drammatica al governo mediante la paura, che pure, da sempre, è attivo nella gestione della questione migratoria

Lazio, “interi settori si reggono sullo sfruttamento dei migranti”

La denuncia nel rapporto “Right job” del Parsec. Un fenomeno con quasi mille casi in Italia ma che sfugge alle statistiche ufficiali. La ricercatrice Dolente: “Non si può applicare l’articolo 18 a così tante persone”

Magliette rosse. Adesso aiutiamoli a saltare

I migranti in mezzo al mare indossano la maglia rossa per farsi vedere meglio. Oggi ce l’abbiamo anche noi per parlare di loro e dei diritti calpestati

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment