«Cittadini e votanti, contro i razzismi»

Le amministrative, i referendum. La celebrazione della nuova partecipazione italiana. La scoperta dei giovani non solo come “tipi da playstationn”. Eppure c’è una grossa fetta di persone, spesso giovani e giovanissimi, a cui la partecipazione è negata per legge. Si tratta dei figli degli immigrati, ragazzi nati in Italia, o arrivati quando erano molto piccoli. Sui cinque milioni di stranieri regolarmente soggiornanti (l’8% della popolazione) incidono per un quinto, ma possono diventare italiani solo al compimento dei 18 anni, e comunque le strettoie burocratiche (per esempio la richiesta di una “ininterrotta residenza”) ne escludono diversi. Chi non è nato qui, invece, è equiparato allo straniero adulto arrivato ieri. Poi ci sono i loro genitori, che abitano e lavorano nelle nostre città , ma ai quali è negato il diritto di decidere chi dovrà  governare quello spazio che anch’essi vivono.

Si è parlato tante volte della modifica della legge sulla cittadinanza (la 91 del ’92). Tra gli altri, è il cavallo di battaglia del presidente della camera Gianfranco Fini. Ma aldilà  delle buone intenzioni finora il dibattito è stato strozzato dalle schermaglie politiciste. E quando il “Palazzo” sembra lontano anni luce, scende in campo la società  civile. E forse anche stavolta può fare la differenza. 
Sicuramente si tratta di una corazzata. Per provare ad avere «un’Italia più aperta e accogliente» si sono messe insieme 19 associazioni, non piccole, e spesso neanche tanto vicine. L’Arci, la Caritas, la Federazione delle Chiese evangeliche, la Cgil e la Sei Ugl, Libera e la Rete G2, l’Asgi e la Tavola della Pace e ancora quella importante esperienza che ha coinvolto un marchio della cultura italiana come la Feltrinelli con «Il razzismo è una brutta storia», tanto che l’editore Carlo Feltrinelli è tra i promotori insieme al presidente del Comitato, il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio. L’obiettivo è raccogliere, a partire da questo autunno, le firme necessarie per depositare in parlamento due leggi di iniziativa popolare. 
Per quanto riguarda la cittadinanza la proposta di legge mira a introdurre lo ius soli riconoscendo la cittadinanza ai bambini nati in Italia che abbiano almeno un genitore soggiornante legalmente. Ma la prevede anche per i bambini nati in Italia da genitori nati qui ma “illegali” (situazione paradossale ma che si verifica). Il secondo punto mira invece a cambiare l’attuale legge laddove non fa alcuna differenza tra adulti e minori non nati in Italia, quando questi ultimi abbiano trascorso qui la loro infanzia. E’ il cosiddetto “ius domicili”: chi è arrivato prima dei dieci anni d’età , o chi è nato da genitori privi di permesso di soggiorno, può diventare italiano a 18 anni se ne fa richiesta entro due anni. Ma possono diventare italiani, su richiesta dei genitori, anche quei bambini che abbiano frequentato un corso di istruzione (per esempio, le elementari). La legge di iniziativa popolare, inoltre, accorcia il tempo per poter essere naturalizzato da dieci a cinque anni, e impegna i sindaci – invece del Viminale – a presentare l’istanza di cittadinanza al Presidente della Repubblica.
C’è poi la parte che riguarda il diritto al voto amministrativo. La proposta ricalca quella già  presentata dall’Associazione dei Comuni nel 2005, che di fatto mette in atto un principio contenuto nella Convenzione di Strasburgo del ’92. La legge prevedrà  che i cittadini stranieri soggiornanti legalmente da cinque anni abbiano diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni comunali, provinciali, concernente le città  metropolitane e le Regioni.


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