Libia, Nato prolunga missione 90 giorni

by Sergio Segio | 1 Giugno 2011 15:57

BRUXELLES – La Nato ha deciso oggi di prolungare per altri 90 giorni la missione militare in Libia, Unified Protector. Lo hanno reso noto fonti diplomatiche. ”Con questa decisione la Nato e i suoi partner inviano un chiaro messaggio al colonnello Muammar Gheddafi”, ha dichiarato il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. ”Siamo determinati a continuare le nostre operazioni per proteggere il popolo della Libia. Sosterremo i nostri sforzi per soddisfare il mandato ricevuto dalle Nazioni Unite”. Rasmussen sottolinea anche che la proroga della missione, che inizialmente era stata stabilita a 90 giorni come da procedura standard, invia un chiaro messaggio al popolo libico, al fianco del quale l’Alleanza e la Comunita’ internazionale continueranno a stare solidali. L’uscita di scena di Gheddafi dalla Libia e’ solo questione di tempo, secondo il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. ”La domanda non e’ se Gheddafi se ne andra’, ma quando – ha detto Rasmussen, durante un discorso tenuto a Bruxelles sul ruolo dell’Alleanza Atlantica nella Primavera Araba – Puo’ prendere un po’ di tempo ancora, ma potrebbe succedere anche domani”. Il segretario, in un intervento su Facebook, ha anche affermato che ”non bisogna sottostimare l’importanza della Primavera Araba”. ”Fara’ volgere al meglio le condizioni della regione e del mondo – ha aggiunto Rasmussen – la regione ed il mondo. La Nato puo’ aiutare il Nordafrica ed il medio Oriente nella sua transizione democratica, integrando l’aiuto forniti da altri attori internazionali, come la Ue e le Nazioni Unite”.

USA PREOCCUPATI PER ARMI AD AL QAIDA – Gli Stati Uniti nutrono concrete preoccupazioni sulla possibilita’ che armi libiche finiscano nelle mani di al Qaida. Lo ha detto il capo del comando americano per l’Africa, il generale Carter F. Ham. ”C’e’ una preoccupazione molto concreta tra tutti i partner regionali, e che gli Stati Uniti condividono, sulla possibile proliferazione dalla Libia verso altri luoghi, inclusi quelli sotto il controllo di al Qaida”, ha detto il generale Ham. Gli Stati Uniti non hanno alcuna conferma ufficiale che mercenari algerini combattano in Libia sotto le bandiere di Gheddafi. Lo ha detto oggi, riferiscono i media algerini, nel corso di un incontro con la stampa, il comandante delle forze americane in Africa (Africom), il generale Carter F.Ham. Anzi, ha aggiunto, ”penso che sia tutto il contrario, perche’ e’ noto che l’Algeria ha sempre sostenuto la sicurezza regionale”, adottando delle misure contro il terrorismo e anche per evitare che vi operino dei mercenari o che uomini armati si spostino nella regione. Nei giorni scorsi a sostenere l’ipotesi che mercenari fossero arrivati dall’Algeria per dare manforte ai miliziani di Gheddafi erano stati esponenti del Cnt. Ipotesi, questa, che e’ stata respinta con durezza, domenica scorsa, dal premier algerino Ouyahia.

BOMBARDAMENTI SU TRIPOLI, UDITE 6 FORTI ESPLOSIONI – Continuano i bombardamenti della Nato a Tripoli. Nella serata di ieri, a partire dalle 21.15 ore locali, sono state udite diverse forti esplosioni: il reporter della France Press, inviato nella capitale libica, ne ha riferite sei, di violenta portata. Le prime due esplosioni si sono verificate intorno alle 21.15. Altre due sono state udite dieci minuti dopo. Da una decina di giorni a questa parte, i raid della Nato si sono intensificati sulla capitale libica. ”Non abbiamo una conferma indipendente” delle 718 vittime civili dei bombardamenti Nato sulla Libia, come denunciato ieri da Tripoli: lo ha detto all’ANSA il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, ribadendo che l’obiettivo delle Nazioni Unite è un ”immediato e verificabile cessate il fuoco. Le autorità  libiche devono smettere di attaccare e uccidere persone”. Ban ha ricordato gli altri obiettivi dell’azione del Palazzo di Vetro per quel che riguarda la Libia: espansione progressiva di aiuti umanitari; mantenimento del dialogo con entrambi le parti in conflitto attraverso l’inviato speciale Abdelilah Al Khatib e infine l’impegno a contribuire alla ricostruzione democratica e politica del Paese dopo la fine del conflitto

LIBIA: MINISTRO PETROLIO SHUKRI GHANEM E’ A ROMA– Il ‘ministro’ del Petrolio libico Shukri Ghanem si trova a Roma. Lo ha constatato una cronista dell’ANSA.

FRATTINI A BENGASI: ‘GHEDDAFI VADA VIA‘ – Nel giorno in cui il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini vola a Bengasi per mettere centinaia di milioni di euro a disposizione del Consiglio nazionale transitorio, il ministero degli esteri del governo di Tripoli condanna la visita del capo della Farnesina definendola “illegale”, una “violazione delle norme e delle convenzioni internazionali ed un’ingerenza negli affari interni di un paese membro sovrano ed indipendente, dell’Onu”. E mentre il capo della diplomazia italiana afferma che il regime del colonnello è agli sgoccioli, Gheddafi fa sapere che una sua uscita di scena sarebbe “lo scenario peggiore” per la Libia e attraverso il suo portavoce diffonde le cifre dei civili uccisi nel corso dei raid della Nato parlando di “718 martiri e 4.067 feriti, dal 19 marzo al 26 maggio”. Ancora Tripoli, dopo aver smentito trattative per una “exit strategy” nell’incontro col presidente sudafricano Jacob Zuma di ieri, nella nota del ministero degli esteri fa sapere che la visita di Frattini a Bengasi “non favorisce gli sforzi messi in campo per trovare una soluzione pacifica alla situazione in Libia, in particolare il foglio di via dell’Unione Africana” e sottolinea come “la riapertura di un consolato generale a Bengasi, senza coordinamento preliminare con le autorità  ufficiali sia contrario alle norme e alle tradizioni diplomatiche”. Intanto a Tripoli in serata sono state avvertite almeno sei esplosioni.

Nel corso della sua visita a Bengasi Frattini ha parlato di concreti aiuti italiani alla popolazione libica con “enormi quantità  di carburante ed enormi somme di denaro”, attraverso Eni e Unicredit, per “centinaia di milioni di euro. A dare l’annuncio della firma di un memorandum di intesa con il Cnt è stato lo stesso ministro degli Esteri italiano, al termine dell’incontro col presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil, “un amico dell’Italia e rappresentante di uno Stato amico dell’Italia”. Eni e Unicredit, ha spiegato il titolare della Farnesina, “si impegnano a fornire benzina e denaro avendo come garanzia, attraverso la Sace, gli asset molto importanti” del regime libico congelati in Italia a seguito delle sanzioni Onu. Il contributo del gruppo petrolifero ammonterà  a 150 milioni di euro, mentre dalla banca italiana – in cui la Libia di Gheddafi ha partecipazioni congelate – arriveranno alcune centinaia di milioni di euro. “Gheddafi è ormai finito, deve lasciare il potere e la Libia”, ha infatti detto il ministro, descrivendo un regime eroso dall’interno – come dimostrano le recenti defezioni di alti ufficiali – e dall’isolamento internazionale. E sempre più schiacciato dalla pressione militare della Nato, che da oggi conta anche su elicotteri francesi pronti a intervenire “se necessario”.

“Nessuno sa dove si nasconda”, ha commentato Frattini, ma “a noi interessa una soluzione politica, non una caccia all’uomo”. E cioé che Gheddafi “se ne vada”, “accettando la soluzione dignitosa che gli è stata proposta” da tutta la comunità  internazionale e dallo stesso Zuma. Da Mosca, invece, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov mette in guardia i “giocatori esterni” dal disturbare il dialogo tra Gheddafi e l’opposizione, dialogo che però il Cnt continua a rifiutare. Nella visita lampo nella roccaforte della ‘Rivoluzione del 17 febbraio’, Frattini ha anche inaugurato, con il console Guido de Sanctis e il vicecapo dell’amministrazione transitoria del Cnt Ali al Isawi, i locali provvisori del nuovo Consolato italiano, all’ottavo piano del Da ‘Wah Al-Islamiya Building nel centro di Bengasi. ”La prossima volta ci rivedremo a Tripoli liberata”, è stato il saluto e l’auspicio di Frattini agli “amici” del Cnt, prima di imbarcarsi verso l’Italia.

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