«In Siria non torniamo»

Non si ferma il flusso di profughi dalla Siria in Turchia mentre proseguono le operazioni militari nel nord del paese. Dopo aver raso al suolo la cittadina di Jisr al-Shuhur, l’esercito siriano continua la sua avanzata occupando la città  di Maar al-Numan e i villaggi di Cenudi, Sigir, Badama e Qalaat Al-Shihur a pochi chilometri dal confine.
Sono circa 11mila i siriani che hanno trovato rifugio nei campi predisposti dalla Mezzaluna rossa turca nelle zone di Yayladagi e Altinචz༠e, appena oltre il confine siriano, vicino alla cittadina di Gà¼veà§à§i, altri profughi, circa 10mila, sono accampati in rifugi di fortuna pronti a fuggire in Turchia nel caso in cui le truppe di Assad si spingano fino ai loro campi. «Stiamo prendendo tutte le misure necessarie perché i nostri cittadini che si trovano in Turchia ritornino al più presto a casa» aveva dichiarato mercoledì scorso il portavoce di Assad, Hassan Turkmani, ad Ankara per discutere dalla crisi con il primo ministro turco Erdogan. I rifugiati tuttavia, non intendono fare ritorno, almeno per il momento. Giovedi mattina, appena l’esercito turco ha allentato il controllo, nel campo profughi di Altinà¶zà¼, che ospita 4.500 rifugiati, circa 500 persone hanno dato vita a una manifestazione improvvisata e i giornalisti, a cui è vietato l’accesso alla tendopoli, sono riusciti a comunicare con loro. «Ci invitano a tornare nelle nostre case, ma non ci faremo prendere in giro, non torneremo in Siria fino a quando Assad non se ne sarà  andato» urla Abdulrahman da dietro la recinzione di ferro che circonda il campo. «Il popolo siriano è unito, è Assad che vuole la guerra civile», «Via gli assassini di bambini!»,«Il popolo vuole la fine del regime»: gli slogan che i profughi hanno scritto su cartelli di fortuna ricavati dagli imballaggi degli aiuti umanitari con il simbolo della Mezzaluna rossa. «Prima ci hanno attaccato con gli elicotteri, poi i carri armati hanno iniziato a sparare sui civili, inoltre l’Iran ha inviato 300 miliziani a dare man forte al regime che compiono violenze atroci», dice un manifestante. A conferma di queste testimonianze il video pubblicato venerdì dall’agenzia turca Anadolu che mostra corpi ammassati uno sopra l’altro, a Jisr al-Shuhur, nei pressi di quella che sembrerebbe una fossa comune. «La repressione va fermata, devono intervenire le Nazioni Unite, dice Samir quelle che racconta Assad sono tutte bugie, non ci sono bande armate, a Jisr al-Shuhur i militari sono morti perché si sono rifiutati di sparare sulla popolazione inerme e i servizi di sicurezza del regime li hanno fucilati». «Non appena i rifugiati attraversano il confine i feriti vengono portati nel nostro ospedale – spiega Ibrahim à‡ià§ekà§i, infermiere dell’Ospedale statale di Hatay – se sono gravi vengono ricoverati qui, in caso contrario vengono curati negli ospedali da campo». Sono circa ottanta i rifugiati ricoverati ad Hatay dice à‡ià§ekà§i: «Quelli che sono in grado di parlare raccontano che Jisr al-Shuhur è stata attaccata con elicotteri e carri armati. La maggior parte dei pazienti siriani è in terapia intensiva in condizioni molto gravi con ferite da arma da fuoco e segni di torture, tra loro anche donne, bambini e soldati che hanno disertato».
Il ministro turco Ahmet Davutoglu, dopo l’incontro ad Ankara con l’inviato di Assad Turkmani, ha dichiarato che, oltre al sostegno ai profughi che si trovano in territorio turco, Ankara darà  assistenza anche ai 10mila profughi accampati sul lato siriano del confine. Nel frattempo, mentre i riflettori dei media internazionali erano puntati sulla visita ad Hatay dell’attrice e ambasciatrice dell’Alto consiglio per i rifugiati delle Nazioni unite Angelina Jolie, 200 rifugiati per ogni campo hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere alla comunità  internazionale di prendere una posizione più forte a sostegno delle rivendicazioni dell’opposizione siriana e per l’istituzione di una commissione di inchiesta che indaghi sulle violazioni dei diritti umani commesse dal regime di Assad negli ultimi tre mesi.


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