Lotta all’evasione: meno partite Iva e sul web i nomi di chi non paga

by Editore | 16 Giugno 2011 7:45

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ROMA – Ragione sociale, indirizzo, fax, sito web, numero telefonico. Ma anche l’importo totale delle tasse pagate all’erario durante l’ultimo esercizio. Lo stesso, su base volontaria ma con incentivi da parte dello Stato, potrebbero fare i singoli cittadini che verrebbero invitati ad inserire sul biglietto da visita o sul proprio indirizzo Internet la somma versata all’erario.
Tutto per spronare gli italiani a pagare le tasse, non solo attraverso la repressione ma mediante quella che gli specialisti chiamano «compliance» cioè l’adeguamento spontaneo alla disciplina fiscale attraverso un salto di qualità  culturale. Le indicazioni provengono dalla stesura definitiva del rapporto su «Economia non osservata e flussi finanziari», prodotto da uno dei quattro tavoli istituiti dal ministro dell’Economia Tremonti, quello guidato dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini.
Carota e bastone viaggiano tuttavia in coppia. Tra i suggerimenti, anche se la commissione non ha raggiunto l’unanimità  su questo aspetto, anche quella che alcuni hanno ribattezzato la «gogna fiscale»: ovvero la pubblicazione sulla rete dei nomi di tutti coloro che non versano alcuna imposta. Tolti gli esenti e gli indigenti, resterebbero additati all’opinione pubblica gli evasori.
Il rapporto cita anche uno studio statunitense sul comportamento dei contribuenti. Coloro che sono stati minacciati con pene severe hanno continuato ad evadere, quelli che invece sono stati convinti che il 90 per cento della comunità  pagava regolarmente e che solo loro erano i «diversi», si sono immediatamente adeguati. Fa più paura essere emarginati che puniti.
Ma la lotta all’evasione proposta dalla commissione non è soltanto una guerra psicologica. Il rapporto chiede la «riduzione dei margini di discrezionalità  dei singoli governi nel varare condoni fiscali e contributivi»: un messaggio che colpisce direttamente le politiche della maggioranza di centrodestra che nella legislatura 2001-2006 ha varato un condono fiscale per 19,3 miliardi e ha all’attivo un paio di scudi fiscali sui capitali rimpatriati.
Di fronte ad un tasso di evasione medio in Italia del 13,5 per cento dei redditi imponibili, ad una evasione dell’Iva assai elevata e a un valore dell’economia sommersa fino a 275 miliardi, la Commissione-Giovannini suggerisce di instaurare un Rapporto annuale, da rendere pubblico in maggio contenente lo stato dell’arte sull’evasione e nuovi indicatori sintetici del tax gap.
Data per acquista la pratica della repressione il documento suggerisce di ridurre il numero delle partite Iva, in particolare in agricoltura e nel lavoro parasubordinato. Controlli vengono suggeriti anche sulla costituzione di società  di capitali come le srl di carattere sostanzialmente fittizio.
Ultimo colpo all’evasione dovrebbe essere costituito dalla tracciabilità , già  oggetto di provvedimenti da parte del governo di centrosinistra. La moneta elettronica, Bancomat e carte di credito, dovrebbero essere incoraggiate, perché il denaro che passa di mano via computer non può sfuggire al Fisco.

 

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