Lunedì nero per Grecia, Portogallo e Irlanda

BRUXELLES – L’agenzia di rating Standard and Poor’s ha nuovamente declassato il debito della Grecia, da B a CCC, citando esplicitamente «una probabilità  significativamente maggiore» di default di Atene. La notizia è arrivata al termine di una giornata che ha visto nuovamente impennarsi i tassi di rendimento dei debiti dei Paesi più a rischio: in primo luogo la Grecia, ma anche Irlanda, Portogallo e Spagna. Anche i Cds (“credit default swaps”) di Italia e Belgio, altri due Paesi ad alto debito, hanno subito un brusco rialzo.

L’attacco da parte dei mercati, stanchi dei balbettii contraddittori dei responsabili europei sulla strategia da tenere sul debito greco, arriva alla vigilia di una nuova riunione dei ministri dell’eurozona, che si incontrano questa sera a Lussemburgo per un vertice dell’Eurogruppo. Ma che difficilmente saranno in grado di dare indicazioni risolutive ai mercati.-Il contrasto tra la Germania e la Banca centrale europea è ormai aperto e plateale.
Nei giorni scorsi il ministro delle Finanze tedesco, Schauble, aveva evocato apertamente la necessità  di chiamare i creditori privati a sopportare parte dell’onere di un «default» greco, ipotizzando la possibilità  di un riscaglionamento dei rimborsi dei titoli in mano alle banche. L’idea trova radicalmente contraria la Banca centrale europea, che teme un effetto a catena sul debito degli altri Paesi a rischio. Ancora ieri, parlando alla London School of Economics, il presidente della Bce, Trichet, ha insistito sul fatto che qualsiasi riscaglionamento del debito greco da parte dei creditori deve essere «volontario», e che i governi non devono adottare nessuna misura che possa
innescare un default di Atene.
La cacofonia è ormai totale. Sempre ieri Jens Weidman, il presidente della Bundesbank tedesca, autorevole membro del board della Bce, in una intervista ha assicurato che un eventuale insolvenza della Grecia «non dovrebbe minare la stabilità  dell’euro». Mentre il New York Times, citando David Riley, dell’agenzia Fitch, stabilisce un paragone tra un eventuale default greco e il crac della banca Leheman Brothers, che ha innescato l’attuale crisi finanziaria ed economica.
Il comportamento dei mercati sembra dare ragione alla scuola catastrofista. Dando ormai quasi per scontato un default greco, le piazze finanziarie si sono accanite ieri anche contro i debiti degli altri Paesi a rischio. I titoli decennali greci vengono ormai venduti al cinquanta per cento del loro valore di rimborso e i tassi sono saliti al 17,20 per cento. Quelli portoghesi sono venduti al 59,7 per cento del loro valore nominale. Anche l’Irlanda, con tasso schizzato all’11,35 per cento segna un nuovo massimo storico. In rialzo, sia pure più moderato, anche i tassi spagnoli (258 punti di spread rispetto ai bund tedeschi) e italiani (180 punti). Stesso discorso per i Cds, che assicurano contro i rischi di default: quelli della Grecia sono ormai a un massimo storico di 1.610 punti, che sconta di fatto un default; quelli del Portogallo salgono a 770, quelli dell’Irlanda a 745 punti.
Ad Atene, intanto, dove il governo continua a battersi per far approvare il nuovo piano di austerità  che dovrebbe consentire alla Grecia di ottenere un prolungamento delle scadenza del prestito europeo e magari nuovi finanziamenti, la popolarità  del premier Papandreou e del suo partito, il Pasok, è arrivata ai minimi storici (27%) ed è ormai leggermente al di sotto di quella dell’opposizione di destra.


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