Mercoledì 8 giugno a Roma la presentazione del nono Rapporto sui diritti globali

Se dovessimo invece condensare in un’immagine
ciò che è accaduto e sta accadendo
a livello globale, dovremmo evocare lo
sterminio dei bisonti, utilizzato nella seconda
metà  dell’Ottocento per la conquista del
West, per la rapina dei territori e il massacro
delle popolazioni indiane d’America.
Allo stesso modo, la grande speculazione
finanziaria, rimessa in sella dagli aiuti di
Stato, sta portando all’impoverimento e
scomparsa di popoli, habitat e beni comuni,
in una sorta di grande colonizzazione
del mondo in nome della religione del profitto
e dell’autosufficienza del mercato,
voluto libero e onnipotente.
L’immagine può sembrare forzata e apocalittica,
ma questo ci dicono obiettivamente
i dati, analizzati nel Rapporto sui diritti globali
2011, il volume giunto al nono anno di
edizione, pubblicato da Ediesse, realizzato
da Associazione Società INformazione e
copromosso da numerose associazioni:
Cgil, ActionAid, Antigone, Arci, Coordinamento
nazionale delle comunità  di accoglienza,
Fondazione Basso – sezione Internazionale,
Forum ambientalista, Gruppo
Abele, Legambiente, Vita. Dopo aver innescato
la crisi del 2008 e aver goduto dei
soccorsi di Stato, la grande speculazione
finanziaria, infatti, non ha perso il vizio.
Anche perché non le è stato fatto pagare
alcun dazio. E ancora prima grazie al fatto
che il sistema bancario e le istituzioni finanziarie
sovranazionali sono riuscite in
una grande operazione di mistificazione
delle responsabilità , autoassolvendosi e
addebitando agli eccessi della spesa pubblica
e ai sistemi di welfare le cause delle
difficoltà  economiche. Da qui i tagli a pensioni,
sanità , scuola, università , diritti.
Per quanto riguarda l’Italia, basti un dato:
in soli tre anni, dal 2008 al 2011, le voci
principali della spesa sociale hanno visto
un taglio del 78,7%.
Per quanto riguarda il sistema globale,
sono invece assai eloquenti queste cifre:
tra il 2007 e il 2009 le banche nel mondo
hanno perso 851,6 miliardi di dollari, più
della metà  negli Stati Uniti, ma hanno ricevuto
aiuti pubblici dai governi per 873 miliardi
di dollari, pari al 102% del disavanzo
accumulato. Intanto, il mercato della filiera
finanziaria, derivati e prodotti tradizionali, è
arrivato a un volume di quasi 700 mila
miliardi di dollari, 14 volte superiore al
Prodotto Interno Mondiale.
Un enorme castello di carta destinato a
crollare di nuovo: siamo infatti in presenza
di una crisi di sistema. L’ipertrofia dello sviluppo
ha fatto bancarotta fraudolenta.
Il neoliberismo si è dimostrato un sistema
insostenibile, oltre che iniquo, di subordinazione
del bene comune al profitto di
pochi. Lo hanno ben capito quei milioni di
giovani, quei movimenti del Sud del
Mediterraneo e dell’Europa che in questi
mesi hanno riscoperto protagonismo e partecipazione,
reclamando dignità  e futuro,
promuovendo cambiamento dal basso.


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