“Fidatevi delle rinnovabili, faranno un balzo”

ROMA – Il nucleare insegue con fatica, ma la rimonta appare impossibile. Il divario con le fonti rinnovabili, che già  oggi producono più elettricità  di quella che deriva dalla fissione, si allarga sempre di più. E al 2035 l’energia regalata da sole, vento e acqua varrà  più del doppio di quella prodotta dalle centrali nucleari. Non è la previsione di un’associazione ambientalista. Sono i dati elaborati dalla Iea, l’International Energy Agency che ha sempre guardato con favore all’atomo. Una conversione sulla via di Fukushima?
«Guardi che i dati citati non c’entrano con Fukushima: l’impatto sull’industria nucleare dell’incidente in Giappone è ancora tutto da misurare », risponde Paolo Frankl, responsabile del settore fonti rinnovabili della Iea. «Per ora Svizzera e Germania hanno annunciato la fuoriuscita dall’energia atomica. La Cina ha frenato i piano di sviluppo. Altri hanno preso tempo. Ci sarà  un rallentamento ma al momento non siamo in grado di misurarlo».
Allora il nucleare era in crisi prima di Fukushima?
«I numeri mostrano un trend di flessione della produzione iniziato già  da qualche anno. Poteva essere compensato dai piani di sviluppo di Cina, India, Giappone, Russia. Adesso si vedrà . In ogni caso i grandi numeri della crescita dell’offerta energetica non stavano lì».
Dove stavano?
«Nell’aumento dell’efficienza e nelle rinnovabili. Nello scenario attuale, le rinnovabili offriranno nel 2035 una risposta al 23 per cento della domanda elettrica globale, contro l’11 per cento a cui scenderà  il nucleare perdendo 3 punti. Ma per frenare il cambiamento climatico dobbiamo arrivare almeno allo scenario in cui le rinnovabili triplicano arrivando al 32 per cento».
I nuclearisti dicono che il vero pericolo sono i combustibili fossili.
«Lo scenario di una rapida fuga dal nucleare ci preoccupa perché non darebbe il tempo di costruire alternative e significherebbe più carbone. Ma fatto 100 il taglio di gas serra che si può ottenere al 2035, 53 viene dall’efficienza, 21 dalle rinnovabili, 3 dai biocarburanti e solo 9 dal nucleare».
Ma il nucleare conviene o no? Secondo il Dipartimento per l’energia degli Usa per gli impianti in funzione dal 2020 il vento è meno caro dell’atomo.
«A un paese che ha centrali nucleari nuove conviene utilizzarle. Ma per chi deve costruirle è diverso: tra dieci anni, quando l’impianto entrerà  in funzione, dovrà  fare i conti con fonti rinnovabili molto competitive. E questo senza valutare l’aumento dei costi che deriverà  da Fukushima».
Quindi lei vede le rinnovabili dominare la scena energetica nell’arco di un paio di decenni?
«La crescita del nucleare è limitata e resa incerta da Fukushima. Per contrastare il disastro climatico bisogna spingere sull’efficienza dell’intero sistema. Dunque innovazione tecnologica, fonti rinnovabili e reti intelligenti».

 


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