Qui comincia l’avventura di Giuliano Pisapia alle prese con i primi capricci di Sel e del Pd

Forse anche troppo. Palazzo Marino adesso è un palazzo in comune. Di tutti. «Ricordo che domani sarà  aperto (oggi, ndr) a tutti i cittadini, aspetto tanti bambini, tanti ragazzi, tanti adulti e tanti anziani: li aspetto tutti con gioia e con ansia». Oggi è la festa della Repubblica e il sindaco alle 14 sarà  in Porta Venezia per la sua prima passeggiata trionfale in difesa della Repubblica e della Costituzione.
Allora, vissero tutti felici e contenti? Per ora. E’ vero che siamo in piena luna di miele, ma non è solo per riconoscenza, o per non deludere le aspettative, che Giuliano Pisapia in questo momento ha bisogno di tutto l’affetto e il sostegno dei milanesi che lo hanno scelto per cambiare volto alla città . Non è per dare ragione a Claudio Magris, che sul Corriere della Sera invita tutti a tenere i piedi ben saldi per terra – «per i vincitori di queste elezioni non comincia una marcia trionfale assicurata bensì una dura e incerta prosa di lavoro quotidiano» – ma è proprio adesso che viene il difficile. Anzi, è già  cominciato. Come leggere altrimenti la secca affermazione di Pisapia che ha invitato Nichi Vendola ad ascoltare più che parlare quando va in una città  che non conosce? Il tono piuttosto seccato nei confronti del leader nazionale di Sel fa il paio con un’altra affermazione che il nuovo sindaco va ripetendo una decina di volte al giorno: «Escludo di utilizzare il manuale Cencelli per formare la giunta, i miei sostenitori non lo accetterebbero» (e qui, naturalmente, si riferisce al partito di Bersani). Speriamo bene. Giuliano Pisapia in queste ore è costretto a fare un doppio salto mortale per rivendicare una certa autonomia dai partiti che lo hanno sostenuto, cercando di non scontentarli troppo. Ai milanesi (e al Pd) per esempio non è piaciuto l’intervento sopra le righe di Nichi Vendola in piazza Duomo, davanti a 80 mila persone: «Abbiamo espugnato Milano…». Qui la «narrazione» vendoliana ha sempre ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida e inoltre, come dice Gad Lerner, «i milanesi si sono liberati da sé, non hanno avuto bisogno di truppe che venissero da fuori». Tema delicatissimo qui al nord per il leader di Sel che in queste elezioni ha raccolto un non esaltante 4,5% di voti. Quanto al Pd, tutti sanno con quanta «delicatezza» si stanno discutendo gli eventuali incarichi della nuova giunta. Sembra che Pisapia sia intenzionato a puntare su un vicesindaco donna (anche se Marilena Adamo ha quasi declinato l’invito), ma gira voce che il Pd – che per primo aveva sponsorizzato l’idea – adesso voglia piazzare Stefano Boeri in quello che sarebbe un ruolo istituzionale, per liberare assessorati piuttosto ambiti. Gli ottimisti leggono le ultime dichiarazioni di Pisapia come il tentativo di sganciarsi dagli ingombranti abbracci per decidere di testa sua: ridimensionare Vendola per potersi permettere di non accontentare il Pd più di quanti gli spetti. Del resto c’è un paradosso che, a saperlo sfruttare, potrebbe fare di Pisapia un sindaco davvero forte al di sopra dei due partiti che hanno vinto ma non troppo: è vero che Sel ha indicato il sindaco, ma ha preso pochi voti, ed è vero che il Pd ha avuto un buon risultato, ma ha portato a Palazzo Marino un candidato non suo. E il confronto poco tenero tra i due partiti milanesi non può non condizionare questa fase politica che per il centrosinistra è delicata anche a livello nazionale. Per rendersene conto basta leggere il video che Vendola ha «girato» a Pisapia per chiedergli scusa. «Ci tengo a dirti che solo l’emozione mi ha indotto ad usare il verbo espugnare per nominare la bella vittoria di Milano… Ma qui, su questo incidente lessicale, si sta giocando una partita sporca fatta di parole sporche… Il nostro legame non sarà  minimamente scalfito nei giorni delle vittorie, c’è chi ci prova, ma tu lo sai, non c’è parola opaca che possa inquinare la prosa, anche quella silenziosa, dell’amicizia». La «discussione» per la nuova giunta è appena cominciata. Forza Giuliano.


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