Rivoluzione negli aiuti alla famiglia stop detrazioni fiscali, più assegni Inps
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ROMA – Detrazioni per abbonamenti a bus e metro, per palestre, per spese funebri: rivolgersi al Fisco. Esperimenti come la social card per anziani indigenti, oppure bonus bebè da 1.000 euro per i nuovi nati: rivolgersi all’Inps. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ieri è tornato alla carica scoprendo le carte dell’intervento che potrebbe tentare: fisco e assistenza, erario e Inps, sono due torri di Babele. Dove, nel corso degli anni, si sono cumulate detrazioni con finalità assistenziali che consentono di ottenere sconti dalle tasse e che spesso di sovrappongono con analoghi e simili interventi ad erogazione diretta da parte dell’Inps. Proprio per questo uno dei quattro tavoli preparatori della riforma fiscale, guidato da Mauro Marè, si intitola «Aree di sovrapposizione tra Stato fiscale e Stato sociale». Di fatto due Welfare. Che camminano ciascuno per conto proprio. E poi c’è il tavolo sulla giungla delle agevolazioni, guidato da Vieri Ceriani.
Il bilancio è già stato annunciato da Tremonti: ci sono 471 agevolazioni fiscali pari alla spesa di 161 miliardi. Ma dentro questo marasma – che prevede circa 80 voci di agevolazione nella denuncia dei redditi – c’è di tutto. Si parte con le fondamenta dell’assistenza: dalla parte dell’Inps ci sono gli assegni al nucleo familiare, dalla parte del modello 730 ci sono le detrazioni per carichi familiari. Sostanzialmente l’aiuto «orizzontale» di Inps e Fisco volto ad equiparare la pressione sulle famiglie quando ci sono figli, anziani e donne che non lavorano, incide sugli stessi soggetti: l’obiettivo sarebbe quello di unificare e razionalizzare. Come? Tremonti lo ha già detto nel Piano nazionale di riforma: «la fiscalità generale deve finanziare l’assistenza sociale, non sostituirla». Tradotto: assegni di assistenza targati Inps invece di detrazioni fiscali Irpef.
Anche nel mondo dell’ordinaria assistenza alla famiglia e ai figli per servizi sociali, studio e attività sportive, regna la confusione. Ci sono detrazioni fiscali per gli asili nido, per le palestre, per le tasse universitarie, per le abitazioni degli studenti fuori sede. Ma si è percorsa anche la strada dell’Inps: il bonus bebè, i tradizionali trattamenti di maternità per le donne che lavorano, gli aiuti alle vacanze studio, i convitti e le case soggiorno. Senza contare tutta l’attività del Welfare di prossimità che viene svolta dai Comuni.
Sul cosiddetto Welfare fiscale pesa poi un altro problema: le detrazioni producono analoghi benefici per ricchi e poveri. Non c’è un limite di reddito, ad esempio, per avere gli sconti per il mutuo prima casa così come per tante altre detrazioni sulla denuncia dei redditi. Chi se ne intende cita Einaudi: 10 lire non hanno lo stesso valore per chi ci compra il pane e per chi acquista una poltrona a teatro.
Gli anziani, i cui eredi hanno la magra consolazione di detrarre al 19 per cento fino ad un tetto di 1.549,37 euro le spese funebri, vivono con pensioni di reversibilità e sociali a carico dell’Inps. Come pure trovate estemporanee, del tipo social card per chi ha i capelli grigi ed è indigente, sono state gestite recentemente dall’Inps. Anche perché sono redditi talmente bassi che il fisco, con detrazioni e deduzioni, non arriva a dare un vero e proprio sollievo: come avviene per beneficiare della detrazione della badante. Spesso chi ne ha bisogno non arriva ad un reddito tale da poter beneficiare della detrazione da 2.100 euro.
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