Comuni in trincea contro i tagli “Così muore il federalismo”

ROMA – Federalismo compromesso. O a rischio morte. Il coro è pressoché unanime. E bipartisan. I sindaci dei Comuni, piccoli e grandi, non ci stanno. Il salasso prefigurato in manovra è un contro troppo alto da pagare. «Insostenibile», ripetono. Alla protesta si uniscono Regioni e Province. E si salda anche il malumore di Confindustria, costruttori dell’Ance, Agi (imprese generali) e Aiscat (concessionari autostrade) che considerano «estremamente dannoso» il tetto del 2%, inserito in manovra, all’ammortamento fiscale dei beni in concessione. «Un serio disincentivo agli investimenti infrastrutturali», lo definiscono. Che comprometterebbe «le concessioni future, praticabili a condizioni poco coerenti con la concorrenza», disincentivando chi ottiene la concessione dello Stato per costruire, ad esempio, strade ed autostrade.
Se i numeri saranno confermati, dunque, sugli enti locali si abbatteranno, da qui al 2014, quasi dieci miliardi di tagli, un quinto della manovra licenziata dal Consiglio dei ministri di giovedì. Nello specifico, si parla di 9,6 miliardi: 5,4 dalle Regioni, 1,2 dalle Province, 3 dai Comuni. «Se i numeri sono questi, il federalismo muore», sibila Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci dei Piccoli comuni. A rischio, i servizi essenziali. «Trasporti, asili nido, sanità , politiche per la cultura e l’integrazione», denuncia Piero Fassino, neo sindaco di Torino. Con lui, anche Pisapia (Milano), de Magistris (Napoli), Renzi (Firenze), Alemanno (Roma). Le grandi città  come le piccole.
Bruciano i tre miliardi di sacrifici, sottratti al fondo di riequilibro. Lo stesso fondo che doveva, nelle intenzioni del federalismo fiscale, compensare gli enti in difficoltà  dopo il taglio dei trasferimenti statali. «Per un anno abbiamo discusso di come ripartire quel fondo. Abbiamo ragionato sul nulla», prosegue Guerra. «I Comuni sono alla frutta», dice Fassino. «Per fare il federalismo con coerenza non possiamo stritolare gli enti locali», va giù duro Gianni Alemanno, nella veste di presidente del Consiglio dell’Anci. «I Comuni sono l’unico comparto pubblico con un saldo attivo», dice ancora il sindaco di Roma. «Spero ci possano essere modifiche in sede di conversione», auspica Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese che all’assemblea dei Piccoli comuni dell’Anci, in corso a Riva del Garda, raccoglie il consenso della totalità  dei colleghi, «negativi su tutto il fronte» contro la manovra. «Una decisione miope», per Giuliano Pisapia. «Una pesante tagliola», per Luigi de Magistris. I neo sindaci di Milano e Napoli, alle prese con pesanti buchi di bilancio da ripianare, oltre che con l’emergenza rifiuti per il comune campano, bocciano in pieno «le presunte aspirazioni federaliste di questo governo».
Per mercoledì prossimo, intanto, è atteso un incontro tra Anci e governo, proprio per parlare di manovra. L’Anci porterà  sul tavolo la delusione dei Comuni anche sul fronte della revisione del patto di stabilità  per le città  “virtuose”. I criteri per valutare le premialità , circolati in queste ore, sembrano non premiare nessuno. Altre proteste, infine, si registrano sul fronte delle imprese. «Il calo delle tasse non deve penalizzare i consumi», chiede, Ivan Malavasi, presidente di Rete imprese Italia.


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