Debito, Moody’s declassa il Portogallo

La Grecia non è più l’unica emergenza in Europa: ieri Moody’s ha tagliato il rating sovrano del Portogallo a “junk” (spazzatura) portandolo da “Baa1” a “Ba2”, con outlook negativo. La bocciatura di Moody’s è stata decisa alla luce del «crescente rischio che il Portogallo chiederà  un secondo round di finanziamenti internazionali prima che possa tornare sul mercato privato e dell’aumento delle possibilità  che verrà  chiesta come pre-condizione la partecipazione del settore privato». Moody’s mette anche in evidenza «il timore che il Portogallo non riuscirà  a centrare pienamente gli obiettivi di riduzione del deficit e di stabilizzazione del debito», tenuto conto delle «straordinarie sfide che il Paese sta affrontando nel ridurre la spesa, tornare alla crescita economica e supportare il sistema finanziario».
Nel frattempo banche e assicurazioni internazionali continuano a studiare il dossier debito della Grecia – una riunione pare ci sia stata già  ieri a Parigi – e oggi torneranno a vedersi: l’Institute of International Finance ha comunicato che presiederà  il meeting. Sul tavolo, la proposta avanzata dalla Francia che prevede il rifinanziamento su base volontaria di titoli di Stato della Grecia in scadenza, ma con nuove obbligazioni con termini differenti. Comunque, secondo quanto scrive il Financial Times, la Bce continuerà  ad accettare bond greci come collaterale per i prestiti, a meno che tutte le principali agenzie di rating non dichiarino il default.
Ma proprio ieri Moody’s ha rincarato la dose. Le banche che parteciperanno al “rollover” delle scadenze dei titoli greci – ha avvertito – potrebbero andare incontro a svalutazioni sul debito che maturerà  nel 2014 e che continueranno a detenere dopo quella data. Dunque, dice Moody’s, prima di contribuire al nuovo salvataggio della Grecia le banche devono valutare se l’erogatore del debito «deve fronteggiare una situazione finanziaria difficile» o se ha ricevuto «un’agevolazione che il creditore non prenderebbe in considerazione in altre circostanze». Moody’s sottolinea che «un revisore di conti potrebbe concludere che i nuovi prestiti costituirebbero in un certo senso un’agevolazione in quanto rappresenterebbero una estensione parziale del debito esistente, che non sarebbe concessa in altre circostanze».
Il ministro delle finanze greco, Evangelos Venizelos, ha cercato di tranquillizzare i mercati, confermando che l’euro è una scelta irreversibile del paese. Presa di distanze dalle agenzie di rating anche da parte della cancelliera Angela Merkel: «E’ importante che noi, e soprattutto la “troika” formata da Fmi, Bce e Commissione Ue, non rinunciamo alla nostra capacità  di giudizio».
Moody’s ieri non ha risparmiato nemmeno Pechino, sostenendo che l’esposizione delle banche cinesi per i crediti inesigibili contratti coi governi locali è peggiore di quanto stimato, e questo potrebbe influenzare i loro rating. L’incidenza dei crediti in sofferenza per le banche cinesi potrebbe risultare tra l’8 e il 12% dei prestiti totali concessi, a fronte del 5-8% cui si attesterebbero in assenza dei finanziamenti agli enti locali.


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