Degli Esposti: mai pagato tangenti questa inchiesta non mi fa paura

BOLOGNA – «Io sono della scuola di Enrico Cuccia. Per intenderci: lavorare in silenzio. Così ho sempre fatto. Quel signore mi accusa? Bene, vedremo che ha da dire. Non temo nessuno. La legge è uguale per tutti, quindi penso che la mia parola varrà  almeno quanto la sua. Ci sono le fatture a posto. Ma quali tangenti. Le tangenti non so cosa siano». Omer Degli Esposti è indagato di concussione a Monza nell’inchiesta su Filippo Penati per una presunta mazzetta sull’area Falck di Sesto San Giovanni. Non ha paura e respinge l’accusa di aver mediato e imposto una provvista di denaro, una consulenza di 2,4 milioni, nella sua veste di vicepresidente del Ccc, il Consorzio Cooperative Costruzioni. È un personaggio tutto d’un pezzo, a cominciare dal nome di battesimo, Omer, tipicamente made in Emilia.
«Lavorare, lavorare, lavorare», la sua regola di vita. Degli Esposti di sé dice semplicemente che è «un signor nessuno, sempre chiuso nel mio ufficio. Non sono mai andato in televisione e sui giornali e non ci tengo». Anche chi dovrebbe conoscerlo per contatti istituzionali o operativi dice di averlo intravisto solo poche volte. Non ne sanno molto di lui nemmeno all’interno dello stesso consorzio. Lavora e non appare, eppure, a 63 anni, arrivato da Modena, oltre ad essere il vicepresidente è da anni il direttore commerciale della divisione lavori di un colosso industriale, una grande realtà  sia nel mondo della cooperazione “rossa” di cui rappresenta la punta di diamante, sia nel mercato nazionale delle costruzioni, all’interno del quale il Ccc è leader con un fatturato che batte tutti: 1,2 miliardi. Dichiara il presidente Piero Collina: «Rappresentiamo più di 240 cooperative sparse in tutta Italia. Costruiamo dalle Alpi alle Piramidi e quindi è chiaro che non potevamo non essere interessati ad una operazione come l’area Falck. Partecipiamo a oltre 1500 appalti l’anno, anche all’estero. Si vince e si perde, correttamente. La parola tangenti non la conosciamo e questo caso alla fine verrà  chiarito».
Il Consorzio, che ha per mission la ricerca di occasioni produttive per le coop aderenti, si era da subito interessato alla riqualificazione dell’area, nel 2001, «grazie proprio all’intuito di Degli Esposti», riconosce Collina. Poi i rapporti con Giuseppe Pasini, diventato ora il grande accusatore, si ruppero e non se ne fece più nulla. Ma l’operazione interessava parecchio, se è vero che di nuovo nel 2008 il Ccc balza in sella ad una cordata di fondi stranieri e imprenditori italiani, guidati dall’ex presidente dell’Enel Piero Gnudi. Renzo Piano aveva firmato il progetto di riqualificazione dell’area dismessa per conto del nuovo proprietario Luigi Zunino e lo rivede ridimensionandone le pretese quando subentra Davide Bizzi: a questo punto il Ccc accetta di entrare in società  con il 10 per cento.
Ma quello che ritorna è il passato. «Ed è un grande rammarico – dice Degli Esposti, ieri a Bologna, ma quasi sempre in trasferta a Roma, a Milano, a cercare nuovi affari e occasioni per le sue cooperative -. Se me l’aspettavo? No, ma nella vita può capitare, ci si deve aspettare di tutto». La mazzetta presunta sarebbe consistita in un pagamento in quattro tranche a due consulenti indicati dal consorzio delle coop rosse, Francesco Aniello e Gian Paolo Salami: «Quei due consulenti li ho ricevuti nel mio ufficio, non posso aggiungere altro se non che mi hanno detto che tutto era stato definito, che erano stati pagati per il loro lavoro. Ci sono le fatture, tutto è a posto». Degli Esposti ostenta sicurezza: «Non voglio entrare nel merito delle questioni prima di essere sentito dai magistrati. Non ci sono né paure né remore. Mi difenderò nelle sedi opportune. Fra un anno vado in pensione, dopo trent’anni di impegno in questo settore e ci voglio andare serenamente».


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