Eurozona, venerdì vertice straordinario

BRUXELLES – L’attacco dei mercati contro il debito pubblico italiano apre una crisi sistemica per tutta l’Unione monetaria. E’ questa la consapevolezza a cui sono giunti i ministri delle finanze dell’Unione riuniti ieri a Bruxelles per un consiglio Ecofin. La sfida coinvolge tutti e necessita una risposta forte al massimo livello. Per questo motivo, il presidente del Consiglio Ue, Van Rompuy, sta studiando la possibilità  di convocare un vertice straordinario dei capi di governo già  venerdì prossimo. L’idea è sostenuta con forza dalla Francia. Ma il problema è che un nuovo summit avrebbe senso solo se i governi arrivassero a superare le loro divisioni e a mandare un segnale forte ai mercati. E per il momento ancora non è chiaro se la cancelliera Merkel sia disposta a cedere di fronte alle pressioni dei partner e delle istituzioni. E la pressione non accenna a diminuire come dimostra l’ennesima bocciatura del rating dell’Irlanda deciso in serata da parte di Moody’s. Il voto ora è Ba1,nella categoria “spazzatura” riservato ai paesi meno sicuri
A questo punto, le opzioni sul tavolo sono ormai abbastanza chiare. Per spegnere l’ondata speculativa, occorre ridurre l’onere del debito pubblico di Atene, che arriva ormai al 160 per cento del Pil. Ma sul come ottenerlo le opinioni divergono per ora in modo drastico. I Paesi che godono di un rating tripla A, Germania, Olanda, Austria e Finlandia, vogliono che nel nuovo piano di salvataggio di Atene siano coinvolti anche gli investitori privati per un ammontare di almeno una trentina di miliardi. Ma i negoziati con la lobby delle banche private non ha dato alcun risultato. La soluzione, dunque, potrebbe essere quella proposta dalla Germania di un riscaglionamento forzoso delle scadenze dei bond greci.
Ma questo, secondo le agenzie di rating, corrisponderebbe ad un «default» sia pure parziale e selettivo del debito sovrano di Atene. E la Banca Centrale, come anche la Commissione europea, e soprattutto lo stesso governo di Atene sono contrari. La Bce non potrebbe più accettare come collaterali i titoli greci che le banche elleniche danno in garanzia per finanziarsi di denaro. Questo porterebbe al fallimento del sistema bancario greco e innescherebbe una reazione a catena. L’altra ipotesi, accennata al termine della riunione dell’eurogruppo lunedì notte, è quella di consentire al Fondo salva stati, magari ulteriormente potenziato, di acquistare bond greci sul mercato secondario in modo da allentare la pressione su Atene, senza coinvolgere i privati. Questa idea, finora, si era sempre scontrata con un secco veto della Germania. Però, visto l’aggravarsi della situazione, sembra orientata ad ammorbidire le proprie posizioni. Altre opzioni allo studio senza l’intervento dei privati sono la riduzione dei tassi di interesse che ora Atene paga al fondo europeo e un allungamento della scadenza dei prestiti. Quanto siano lontane le posizioni dei governi è dimostrato dalle dichiarazioni contraddittorie rilasciate ieri al termine della riunione dell’Eurogruppo. Solo un cambiamento della linea finora difesa dalla Germania potrebbe salvare Atene. Il governo greco ha annunciato di avere scorte per resistere solo fino a metà  settembre.


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Un’altra “discesa in campo”. Non populista, né ideologica. Ma forse altrettanto simbolica. Il ministro dell’Economia che sale sul palco della Confartigianato e parla al vasto mondo dei ceti medi e produttivi, chiedendo e ottenendo la condivisione di un “metodo” che coniuga le riforme fiscali al pareggio di bilancio, sembra davvero un altro Predellino. Ma stavolta è quello di Giulio. Al culmine della guerra fratricida con Berlusconi, che nello spirito del demagogo esige qui ed ora “meno tasse per tutti” anche a costo di sfondare il tetto del deficit pubblico, Tremonti oppone “lo spirito del referendum”.

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