Giustizia, la riforma slitta “Fini sta facendo il gioco del Pd”

ROMA – Volevano l’en plein. Le intercettazioni, e pure la riforma costituzionale della giustizia. Entrambe approvate dalla Camera prima della pausa estiva. Invece il pericolo concreto è che tutto slitti a settembre. Gli ascolti sono a rischio anche all’inizio di agosto. La riforma non ha speranze di rientrare nel calendario. Accusano Gianfranco Fini di aver «sabotato il nostro progetto». Protagonista della contestazione il Pdl, ovviamente. Che si prepara, in settimana, a contestare il presidente della Camera accusandolo di «fare il gioco delle tre carte» e di «offrire la sponda al Pd» per bloccare l’iter della riforma Alfano.
Il passo potrebbe concretizzarsi già  nella riunione del gruppo berlusconiano di dopodomani a Montecitorio. Oltre al caso Papa e al testamento biologico, i relatori della riforma, Manlio Contento per la commissione Affari costituzionali, e Gaetano Pecorella per la Giustizia, sono decisi a chiedere al capogruppo Fabrizio Cicchitto una presa di posizione ufficiale che riporti in carreggiata la riforma «epocale» aprendogli una finestra ad agosto.
Dice Enrico Costa, capogruppo del Pdl in commissione Giustizia: «Quel testo è un caposaldo della nostra politica della giustizia. Vogliamo approvarlo in prima lettura. Non accettiamo tecniche ostruzionistiche per fermarci. Non possiamo non notare l’anomala contraddizione: da un lato non si mette in calendario la riforma della giustizia perché non è ancora chiusa in commissione, dall’altra però ci si mette il caso Papa, che in commissione è ancora aperto». E c’è chi, sempre nel Pdl, è convinto che proprio dalla presidenza arrivino pressioni in commissione per chiudere l’iter velocemente.
Per l’ennesima volta il Pdl va allo scontro con Gianfranco Fini. Anche se, per la verità , decide di farlo in differita rispetto alla riunione dei capigruppo che si è svolta giovedì. Lì, a sentire chi c’era e poi ne ha riferito, di riforma non si sarebbe praticamente parlato. Né ci sono state polemiche all’uscita. Alla fine della riunione un dato balzava agli occhi con assoluta evidenza: riforma Alfano rinviata. Quella che il Guardasigilli aveva promesso che «si sarebbe fatta entro luglio in prima lettura». L’opposizione attacca. Come fa la pd Donatella Ferranti: «Ormai l’hanno abbandonato. Dopo il caso Napoli l’obiettivo del Pdl è approvare le intercettazioni». C’è chi mette in rilievo che ormai lo stesso Alfano «non si fa più vedere e si disinteressa della sua riforma perché gli preme solo il codice Antimafia che vuole firmare a tutti i costi per garantirsi una copertura da attacchi».
A questo punto nel Pdl si arrabbiano. Mettono in giro la loro versione su quanto sarebbe accaduto tra i capigruppo. Che suona così: Cicchitto caldeggia entrambe le questioni, ascolti e riforma. Fini stoppa il secondo punto. Con due motivazioni. Spiega che nelle due commissioni congiunte la riforma è ancora in alto mare, improponibile quindi metterla già  sin d’ora nel calendario. Il tema è talmente delicato che un’accelerazione sarebbe inopportuna e controproducente. In più a luglio l’aula è stracarica di lavoro.
Il Pdl reagisce. Accusa il presidente della Camera di «fare il doppio gioco con il Pd». Perché loro, in commissione, rallentano i lavori, «con la scusa che tanto il testo non è ancora calendarizzato per l’aula». Fini, a sua volta, non lo porta in aula perché il testo non è ancora pronto in commissione, né sono stati discussi gli emendamenti. Una spirale che, dicono i berlusconiani, «è stata costruita ad hoc per fermarci». Una «manovra» contro la quale intendono scatenarsi.


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