Guerra dei sindaci a volantino selvaggio

ROMA – Sottili, colorati, invadono cassette e strade, parabrezza e marciapiedi. Nati per diffondere pamphlet politici e combattere battaglie sindacali, incuranti che questa sia stata definita l’era di Internet offrono su semplice carta lucida cibo scontato e soldi in prestito, birre e notti in discoteca, vestiti in saldo e viaggi. Apparentemente innocui, i volantini pubblicitari sono diventati il nemico pubblico numero uno di molti sindaci «perché finiscono per imbrattare le strade, far crescere a dismisura la spazzatura». Dai quindici ai trentacinque chili di carta per ogni abitazione l’anno, calcolano gli esperti nostrani. Senza poter stimare e aggiungere il peso dei depliant consegnati per strada, messi sulle auto, abbandonati nei locali. Presi, guardati a malapena e nel giro di un minuto abbandonati a terra. «Creando problemi di decoro e di igiene», sottolineano all’Adiconsum.
Così da Londra a Roma, da Liverpool a Brescia divampa la battaglia contro il volantino selvaggio a suon di ordinanze. La guerra è partita qualche anno fa in Italia, seguita a ruota dai councils britannici che a decine anche negli ultimi giorni hanno emesso provvedimenti per bloccare l’invasione di depliant nelle strade, tra richieste di tasse e licenze e divieti tout court. Un conflitto segnato dal moltiplicarsi delle ordinanze dei sindaci che da Pescara a Bolzano vietano il volantinaggio sotto i parabrezza, la consegna a mano agli automobilisti agli incroci con multe dai 50 ai 500 euro. Con differenze da città  a città . Così a Palermo il divieto è solo per alcune strade del centro e la multa di 50 euro, mentre nella capitale riguarda tutta la metropoli e la contravvenzione è decuplicata. A metà  strada si piazza Bologna che chiede dai 300 ai 500 euro. Tutte città  seguaci di Bolzano dove i depliant erano off limits dai parabrezza già  nel 2002 o di quel primo cittadino pugliese di Alezio che già  nel 2007 impediva la distribuzione di pieghevoli pubblicitari su tutto il territorio comunale. Sindaci su un fronte e dall’altro le sentenze dei Tar che da Lecce a Brescia a ripetizione hanno bocciato i divieti, dando via libera ai volantinaggi per strada, mettendo invece qualche freno per la distribuzione a casa. Divieti bocciati perché creano disparità  tra chi usa questo mezzo di comunicazione rispetto ad altri e perché la sporcizia legata al loro abbandono non è strettamente connessa alla loro distribuzione.
«Più che vietare i Comuni dovrebbero regolamentare la distribuzione porta a porta, e ci vorrebbe più senso civico dei cittadini che gettano i fogli a terra», dice Pietro Rosa Gastaldo, della Confesercenti di Milano, l’organizzazione di cui fa parte la Federpubblicità . Ma non è solo questione di pubblicità . La storia dei divieti racconta episodi ben diversi. Come gli attivisti del Wwf che si videro multati di 470 euro dai vigili di Pescara perché «colpevoli» di consegnare volantini contro uno scandalo dell’acqua. Contravvenzione poi annullata grazie all’intervento del difensore civico. Perché la battaglia ambientalista dell’associazione con le réclame non aveva proprio nulla a che fare. Anzi. I multati lavoravano per difendere l’ambiente proprio da cartacce e inquinamento.


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